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"Le nostre madri sono delle divinità. Il modello amica è solo un fake"

Lo psichiatra Paolo Crepet: "Fondamentale coltivare la distanza rispetto ai propri figli"

"Le nostre madri sono delle divinità. Il modello amica è solo un fake"
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Lui più che celebrarle, le madri le fustiga a giudizi. E quel che è peggio è che seguendo le sue argomentazioni non si riesce nemmeno a dargli torto. Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e saggista ha da poco pubblicato Riprendersi l'anima (HarperCollins, 304 pagine, 18,90 euro) che, tra le altre cose, insegna come respingere la tentazione di cedere a chi ci vuole spenti. Condanna che spesso anche le madri si autoinfliggono.

Crepet, esiste ancora la madre o ci sono solo imitazioni? Mamma-amica-coach-manager... Cosa abbiamo perso per strada?

«La mamma. Tutte le altre sono fake. Dubito sempre delle modernizzazioni dei ruoli. La vera mamma è quella che coltiva le sue distanze».

Pasolini chiamava la madre italiana una divinità arcaica. Oggi che divinità è, ammesso che lo sia ancora?

«Una divinità che si stanca e stanca. E si vede. Si è voluta complicare la vita per essere bella, evergreen, ipersocial, sexy... Vuole lavorare, e questo non è certo un difetto, giocare a padel... l'ultima delle cose che vuole è fare la madre».

Invece come si fa la madre?

«Come si è sempre fatto. Facendo tutto, dando l'impressione di non fare niente. Essendoci ma coltivando la distanza. Mia nonna ci diceva sempre badati che è un'espressione perfetta. Dovrebbero dirla tutte le madri a tutti i figli».

Da che momento?

«Da subito! Anche a gesti, Per esempio scegliendo lei stessa che tetta offrire al pargolo per allattarlo e non viceversa. E dopo, dovrebbero avere la forza dire io sono disponibile eventualmente per una mano di Sciangai. Tutto il resto non è inutile, è dannoso».

Quanto pesa una madre sulla psiche di un figlio rispetto a un padre?

«Il padre potrebbe sembrare abbastanza inutile perché è sempre stato visto come una figura di sottofondo che lavorava e non c'era. Poi arrivava il momento fatale di una Comunione e allora eccolo in cravatta scura. E c'è anche un'ampia letteratura sui padri che hanno perpetrato orrori pedagogici tra botte, cinghiate, punizioni. Ma esistono anche quelli magnifici, affettivi, funambolici. Quanto si incida nel mentre su un figlio non si può mai dire, gli effetti si vedono dopo trent'anni».

Lo si ricostruisce dopo?

«La memoria non si nutre di cibi prêt-à-porter. Quello che è più vicino e prendibile non è ciò che nutre la magia della memoria».

Cosa cambia dentro un bambino quando la madre lo cresce sola?

«Le madri sono sempre state sole. Ora sono single o divorziate, prima i mariti non c'erano perché impegnati nella Campagna di Russia».

Le madri single non per abbandono ma per progetto, ci raccontano una nuova libertà o una solitudine travestita da emancipazione?

«Un grande pessimismo nei confronti dell'umanità. Come dire: so che non troverò un uomo, se lo troverò sarà avariato, lo vado a prendere in freezer. Un po' una Waterloo».

Due madri e nessun padre. La psicologia evolutiva ha qualcosa da dire o non vogliamo offendere nessuno?

«Il politicamente corretto mi dà l'urticaria. Le ideologie sono libertà quando le pensi, diventano galere quando le realizzi. Sono contrarie alla libertà».

La maternità si esibisce sui social. Quanto erode l'intimità del gesto?

«L'iconografia magica e assoluta è quella di Piero della Francesca. Lui ha dipinto tre Madonne dopo la morte di sua madre per restituire l'idea del sublime. E aveva capito una cosa dell'erotismo materno: che è coperto. Noi abbiamo deciso di metterlo su Instagram e TikTok».

E allora?

«Nessuna è vestita lì. Se una ha un Lp in uscita, può anche decidere di venderlo mettendosi una mutandina brasiliana. Ma la domanda è: e per il prossimo Lp? Una colonscopia? Oltre il nudo c'è solo il dentro».

L'Italia non fa più figli, non sarà mica colpa della retorica sulla maternità?

«Menomale che non ne fa più. Non ce li meritiamo i figli. Per trattarli così... I sacrificati siano almeno pochi, è questa la decenza».

Cosa direbbe a una ragazza che sta per diventare madre?

«Non cambiarti, oggi sei bella anche perché un giorno sei andata a Parigi. Continua ad andarci».

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