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“Potrebbe essere stato un errore umano”: il racconto del capo sub dei finlandesi

Sami Paakarinen spiega cosa ha trovato nelle grotte dove hanno perso la vita i cinque italiani e quali potrebbero essere state le cause della tragedia

“Potrebbe essere stato un errore umano”: il racconto del capo sub dei finlandesi
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Con il passare dei giorni, gli inquirenti avranno sempre più materiale a disposizione (tra tutti i filmati delle GoPro) per chiarire le esatte dinamiche che hanno portato cinque sub italiani a perdere la vita nel corso di un’immersione subacquea alle Maldive. Intanto, il capo spedizione dei finlandesi chiamati a recuperare le salme degli italiani e provare a comprendere cosa possa essere accaduto in profondità, ha raccontato la sua esperienza raccontando cosa ha visto nel corso delle immersioni.

La distanza tra superficie e grotta

L’esperto spiega al quotidiano che sono necessari circa 15 minuti tra la superficie del mare e il punto in cui sono state ritrovate le vittime italiane. “Tutte le immersioni che abbiamo fatto duravano circa tre ore, il che significa che stavamo più o meno un’ora sul fondo a lavorare con la nostra attrezzatura e poi due ore per le fasi di risalita e per la decompressione obbligatoria”, racconta Sami Paakkarinen, il capo spedizione del team composto da Jenni Westerlund e Patrik Gronqvist. “Penso che per arrivare al punto in cui si trovavano le vittime, a seconda delle varie immersioni, ci volessero circa 15 minuti”.

“Bisogna essere ben attrezzati”

Sami spiega al quotidiano che per scendere fin laggiù sarebbe necessaria almeno una fune di sicurezza, quel famoso “filo d’Arianna”. Se è vero che in base all’addestramento di ognuno si può scendere fin laggiù anche senza il filo, per i visitatori delle grotte “si sa che non è molto saggio farlo senza una corda di sicurezza. Quindi per rispondere: sì è possibile, ma avrebbe dovuto esserci, così come doveva esserci un piano per scendere”.

Il tipo di corrente nella grotta

Si è fatto un gran parlare dell’eventualità che una fortissima corrente potesse aver risucchiato i cinque sub italiani impedendo loro di tornare in superficie ma l’esperienza dei tre sub finlandesi è stata diversa. “Abbiamo effettuato quattro immersioni nella grotta e non abbiamo mai riscontrato alcuna circostanza che potesse risucchiare, per esempio, i subacquei all'interno della grotta - racconta Paakkarinen a Repubblica - Non c'erano correnti in entrata e in uscita in diversi punti della grotta e nulla che potesse influenzare i subacquei. Di solito purtroppo, nella maggior parte degli incidenti subacquei in grotta, la causa principale è sempre un errore umano. Eh sì, purtroppo potrebbe essere questo il caso”.

L’attrezzatura degli italiani

Un altro tema al vaglio degli inquirenti riguarda il tipo di attrezzatura usato dai cinque italiani. Anche in questo caso, il capo team dei finlandesi è stato molto chiaro. “Beh, diciamo che l’attrezzatura con cui li abbiamo trovati non era ottimale. Non stavano usando attrezzatura da speleologia subacquea, ci limitiamo a dire questo perché non possiamo entrare in ulteriori dettagli”.

“Enorme tragedia”

Infine, un pensiero rivolto soprattutto a chi ha perso i propri cari in questa terribile tragedia.

“Riuscire a recuperarli è la cosa che ci rende più felice e siamo fieri di aver fatto la nostra parte, ma ovviamente è stata una tragedia enorme sotto molti punti di vista e il nostro pensiero, con tristezza, va va sempre alle famiglie delle vittime. Diamo loro pace”.

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