Quit GPT no, per favore. O forse sì, guardate dove mi spingo. Premessa: in questi giorni circola l’appello a lasciare ChatGPT dopo l’accordo di OpenAI con il Pentagono, soprattutto alla luce del fatto che Anthropic avrebbe rifiutato alcune clausole sull’uso militare dei modelli. Per quanto mi riguarda Altman ha sbagliato e Amodei ha fatto bene, ne ho già scritto, ma la protesta etica sui social non me l’aspettavo: si abbandona ChatGPT, come fosse guerrafondaio, e si passa a Claude, il pacifista. Ieri ho fatto notare alcune incongruenze a un utente di Instagram che aderiva all’appello e mi risponde: “Perché dovete sempre difendere i miliardari? Ma non avete un’etica?”. Avete chi? Vabbè, forse era un plurale maiestatis usato al contrario, mi considerava un reale, forse per la mia passione per i Queen. Comunque sia, i miliardari. Perché noi reali difendiamo i miliardari? Non abbiamo un’etica? La domanda è interessante, e ancora di più se viene posta su Instagram. Ci arrivo tra poco, eticamente.
Prima di uscire da Instagram (non ho quittato da Instagram, sono uscito per scrivere l’appello etico che sto componendo, più efficace) ho notato qualcuno che argutamente faceva notare che smettere di usare ChatGPT non è neppure il modo più efficace per “colpire” OpenAI. Gran parte degli utenti usa infatti la versione gratuita del servizio, e se davvero si volesse danneggiare l’azienda, sostiene quel commento, la strategia più logica sarebbe continuare a usarlo gratis il più possibile. Ha ragione. Per dirvi: odiate Elon Musk? Considerate che ogni blocco di video che generate con Grok gratuitamente (di solito una cinquantina al giorno) costa a Elon circa due milioni e mezzo al giorno. Niente per lui, ma usandolo gli togliete qualcosa, se proprio volete boicottarlo.
In ogni caso, tornando all’etica, se il criterio è questo, se l’hashtag del momento è #quitGpt, ci sto, e conviene ricordarsi anche di qualche altra piattaforma, vediamo un po’. Boicottiamo Amazon, ce lo siamo dimenticati? (Dico noi sempre in senso regale, ovviamente, riferendomi a voi, i boicottatori etici). Negli ultimi anni le campagne di protesta si sono concentrate sulle condizioni di lavoro nei magazzini, sui ritmi produttivi e sulle politiche fiscali dell’azienda e ci sono campagne internazionali come “Boycott Amazon” o “Make Amazon Pay”, rilanciate spesso durante il Black Friday o il Prime Day, tutte eticissime, per carità, e però non dimentichiamoci di Meta, che ha avuto il suo scandalo, quello di Cambridge Analytica nel 2018 che mostrò come i dati di milioni di utenti Facebook potessero essere utilizzati per profilazione politica, e da lì nacque l’hashtag #DeleteFacebook e l’invito a lasciare la piattaforma. L’hanno lasciata? Mi pare di no, perché stanno tutti a fare polemica su Instagram, Facebook e Threads.
Nel frattempo Meta cari boicottatori etici sappiate che Meta è anche coinvolta in varie cause legali negli Stati Uniti: accuse di aver progettato i social per creare dipendenza nei minori e di non aver controllato abbastanza la diffusione di annunci fraudolenti che continuano a riempire Facebook e Instagram. Come? Siete sempre lì. Giusto, dovete boicottare ChatGPT. Comunque sia boicottate WhatsApp, non dimenticatelo, che è sempre di Zuckerberg.
Soprattutto, miei boicottatori etici, boicottiamo Google. Nel 2018, ricorderete, il caso più discusso fu Project Maven, il programma con cui il Dipartimento della Difesa americano utilizzava sistemi di intelligenza artificiale per analizzare le immagini dei droni militari, ve lo siete già dimenticati? Migliaia di dipendenti Google protestarono contro quel contratto e chiesero all’azienda di ritirarsi dal progetto. Google annunciò che non lo avrebbe rinnovato, certo, come no. Intanto continua a lavorare con il governo americano e con il settore della difesa attraverso servizi cloud, cybersicurezza e infrastrutture digitali. Anzi, andandosi a leggere i dati, Google è da anni una delle grandi aziende tecnologiche più integrate nell’apparato tecnologico dello Stato americano.
Se però decideste di boicottare Google, perché bisogna essere etici, e perfino io e noi che difendiamo i miliardari siamo d’accordo, la faccenda non si ferma lì, non bisogna fare i furbetti, etica fino in fondo, dura e pura. Non aprite YouTube, che è di Google, anzi nuovo appello da scrivere non su Instagram, che è di Meta, tantomeno su Facebook, che è di Meta ma è dei morti ormai, né su WhatsApp, per le medesime meta-ragioni etiche. Usate il passaparola, anche tecnologico, evitando però telefonini Android, che è il sistema operativo.
Boicottate anche Gmail, sì, e Google Maps, sì, e Chrome, sì, e Google Cloud, l’infrastruttura su cui funzionano migliaia di servizi online e, colpo di scena! Siete pronti? Va boicottato anche il pacifista Claude, siccome uno dei suoi principali finanziatori indovinate chi è? Sorpresina: Google! A proposito, nella mia foga mi sono dimenticato due elefanti nella vostra stanza da boicottare eticamente istantaneamente: Microsoft e Nvidia. Microsoft finanzia OpenAI, quindi chiudete Office, Teams, Windows, buttate via i PC.
Ma Nvidia, oh, Nvidia, non volete boicottare Nvidia? Altro che elefante, quella è una balena nella stanza: i modelli di AI girano sui suoi chip (a proposito, tra l’altro dovete boicottare anche quasi tutti i videogiochi), tanto ChatGPT quanto il pacifista Claude, eh già.
Insomma, cari miei, inutile girarci intorno facendo girare i vostri pensieri su un’altra AI: ripudiando Nvidia dovete staccare proprio la spina e attaccarvi al caz… pardon, al pene, volevo dire, in linguaggio regale, educato, etico, e cioè prendere in seria considerazione questo boicottaggio anche della vostra psiche neofreudiana e senza poi soffrire di Nvidia del pene, in nome, che so, degli evirati etici uniti.