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Attualità

Il rischio di punirne una per educarne cento

Il dubbio allora è se non ci sia in Italia una tendenza estrema a voler processare tutto, ogni aspetto della vita, come se la giustizia fosse l'unica risposta possibile

Chiara Ferragni paga ancora il caso Pandoro. Per le sue società una perdita di 5,7 milioni

Fino a poco tempo fa credevo che la parabola di Chiara Ferragni fosse esemplare, perfino in qualche modo biblica. Ora so che è qualcosa di diverso, qualcosa di inevitabile e patologico, e per niente educativo. È infatti rappresentazione, è mimesi assoluta del contemporaneo, che crea da sé i propri nauseabondi tumori e poi a fatica tenta di estirparli. È la sua traduzione feroce, la quintessenza di questo secolo tanto delirante, tanto psicoticamente ansioso di confezionare archetipi a destra e a manca come di distruggerli. Metastasi dopo metastasi. Influencer dopo influencer. Quasi fosse la stessa assurda cosa, come stessimo parlando non di persone ma di meri processi fisiologici.

E una nuova tappa, una nuova movenza in questa sorta di danza d'autofagia è stata aggiunta ieri, dopo che la procura di Milano ha rinviato a giudizio Chiara Ferragni, la quale andrà a processo per truffa aggravata, entrerà dunque

in un'aula di tribunale: lì dove la legge è uguale per tutti e quindi anche per lei, che di cadute ne ha avute più d'una, partendo dalla mala gestione delle aziende e passando per quel celebre passo falso, a qualche giorno dall'inizio del pandoro gate, definito «un errore di comunicazione» e trasformatosi in pochi giorni in un meme mondiale: proprio in relazione a quest'ultimo aspetto si potrebbe entrare nel merito, si potrebbe cioè chiedere a questa donna perché si sia ostinata a difendere l'indifendibile e con quelle modalità. Sul resto invece dovremmo essere più lucidi, considerando il fatto non secondario che Ferragni non è l'unica, in Italia e all'estero, ad aver portato avanti una simile condotta; Ferragni non è la sola, in questo momento storico come in qualsiasi altro, ad aver scommesso su un marketing aggressivo almeno quanto insincero per piazzare un prodotto da vendere: nel suo caso, sé stessa.

Il dubbio allora è se non ci sia in Italia una tendenza estrema a voler processare tutto, ogni aspetto della vita, come

se la giustizia fosse l'unica risposta possibile. Se tutto è reato ogni cosa diventa arbitrio, anche la scelta di chi finisce in tribunale e chi resta sommerso, chi è un esempio da punire e chi no.

Non si tratta perciò di giudicare solo legalmente Chiara Ferragni. Il punto è considerare il suo operato alla luce del Far West che è stata ed è ancora in larga parte l'attività digitale legata ai social; il punto vero, doloroso e auspicabile, è vedere la sua arguzia imprenditoriale anche in relazione all'arguzia di migliaia di altri lavoratori, per i quali dovrebbero essere celebrate altrettante migliaia di processi. Punirne una per ammaestrarne cento forse non servirà, forse contribuirà a non farci uscire, tutti, da uno dei più insopportabili labirinti.

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