Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all'Università di Pisa, i casi sospetti di Hantavirus sono tutti negativi. Siamo fuori pericolo?
«È ancora presto per dire che non ci siano più rischi. Ma, mentre il Covid aveva delle chiare potenzialità pandemiche, questo virus non è così. Se fosse mutato o se si fosse rafforzato circolando tra le persone, allora avrebbe cambiato le sue caratteristiche e ci sarebbero stati più motivi di preoccupazione».
In Italia è stata ben gestita l'ipotesi focolai?
«È stato molto positivo che la prudenza sia stata massima, ci ha permesso di gestire bene le cose in Italia. Ricostruire la catena dei contatti dei casi sospetti è stato importante perché, in caso di diagnosi positiva, avrebbe permesso di gestire gli isolamenti Ma sono stati fatti grossi errori altrove».
A che errori si riferisce?
«A quelli a bordo della nave. Nemmeno dopo il primo decesso per Hantavirus sono scattati i protocolli di allerta, per le imbarcazioni non sono nemmeno stati scritti e resi obbligatori, quando si sa che da sempre le navi sono l'anello debole della sanità internazionale. Lì sopra c'erano passeggeri di 23 paesi, di 4 continenti».
E una quarantina di passeggeri potenzialmente infetti hanno lasciato la nave viaggiando sui voli di linea.
«Paradossalmente, se ci siamo salvati dall'inizio di un'epidemia dobbiamo dire grazie a una hostess scrupolosa della Klm. Grazie al suo buonsenso, la passeggera (poi morta) che era salita sull'aereo a Johannesburg è stata fatta scendere dopo pochi minuti, altrimenti avrebbe contagiato tutti portando il virus in Europa».
Non ci possiamo permettere certe superficialità.
«Sarebbe folle dopo quello che abbiamo passato. I passeggeri di 12 nazionalità diverse scesi sull'isola di Sant'Elena, la turista che ha cercato di viaggiare su un volo internazionale di linea. Ci rendiamo conto di cosa abbiamo rischiato? Le autorità internazionali si sono mosse ma solo dopo gli errori. Il Covid non ci ha insegnato nulla sulla prevenzione. Aumentiamo subito i livelli di controllo, a cominciare dalle navi».
Il Ministero della Salute ha diffuso la circolare anti virus in tempi molto stretti.
«L'Italia si è mossa subito, ha lavorato e sta lavorando bene: mi riferisco ai tracciamenti, all'allerta alle compagnie aeree e soprattutto alla quarantene per isolare i sospetti. La falla è stata a monte».
Quando potremo dire che i tracciamenti dei potenziali contagiati sono riusciti?
«Ufficialmente saremo fuori pericolo dopo 45 giorni dall'ultimo caso diagnosticato. Quindi nelle settimane successive bisogna ancora stare attenti. La catena di contagi si è potuta ricostruire con facilità, molto gestibile. Insomma nulla di paragonabile a quello accaduto con i primi focolai di Covid, quando ci siamo mossi tardi e i contagi erano già fuori controllo».
Ci vorranno ancora test sui pazienti
sospetti?«Sì, assolutamente. Il virus potrebbe ancora manifestarsi poiché ha un'incubazione molto lunga. sarebbe un errore dare per scontato che le persone positive oggi lo rimangano fino alla fine del loro isolamento».