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Lo schiaffo di Brigitte e l'ipocrisia femminista

Se Macron avesse colpito Brigitte davanti alle telecamere del mondo intero, sarebbe scoppiato un terremoto planetario

Lo schiaffo di Brigitte e l'ipocrisia femminista
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Gentile Direttore Feltri,
finalmente forse abbiamo capito perché Brigitte Macron rifilò quel celebre schiaffo al presidente francese poco prima di scendere dall'aereo in Vietnam. Secondo alcune rivelazioni contenute in un libro francese, Macron avrebbe scambiato messaggi con un'attrice franco-iraniana. Nulla di scandaloso, pare: complimenti, attenzioni, parole gentili. Eppure tanto sarebbe bastato a scatenare la furia della première dame.
Le chiedo: oggi pure i messaggini sono diventati tradimento?

Mattia Zema

Caro Mattia,
io, in relazione a quella iconica scenetta, mi pongo un altro quesito: perché quelle immagini fecero sorridere mezzo mondo invece di indignare? Immagina per un attimo il contrario: un presidente uomo che prende a schiaffi la moglie davanti alle telecamere prima di scendere da un volo di Stato. Avremmo avuto titoli per settimane, cortei, appelli, femministe in piazza e analisi sociologiche sul patriarcato. Invece, siccome a colpire è stata una donna, molti hanno trovato la scena quasi simpatica, persino emancipata. È evidente che ormai la violenza venga giudicata non per ciò che è, ma in base al sesso di chi la compie e all'ideologia di chi la commenta. La scena dello schiaffo di Brigitte Macron al marito resterà impressa nella memoria collettiva come uno dei momenti più grotteschi della politica contemporanea. Il presidente della Repubblica francese che scende dall'aereo presidenziale dopo essere stato colpito dalla consorte: mancava soltanto la musichetta di Benny Hill. Eppure, lo ripeto, anziché suscitare scandalo, quella scena ha provocato soprattutto ironie, meme, battute e persino applausi, proprio perché a dare lo schiaffo era una donna.

Se Macron avesse colpito Brigitte davanti alle telecamere del mondo intero, te lo dico io cosa sarebbe successo. Sarebbe scoppiato un terremoto planetario. Editoriali indignati, speciali televisivi, sociologi convocati in studio a parlare di mascolinità tossica, hashtag isterici, appelli dell'Onu, processi mediatici immediati. E invece, poiché a menare è stata la moglie, tutto diventa quasi folclore coniugale. Tale doppio standard non è civiltà. È pura ipocrisia ideologica.

Quanto alla questione dei famosi messaggini, e qui vengo al quesito che tu poni, mi diverte sempre l'uso drammatico della parola tradimento. Io l'ho detto mille volte: il termine mi è sempre sembrato eccessivo, quasi biblico. Tradire evoca il pugnale nella schiena, Giuda, il complotto, l'alto tradimento contro la patria. In amore le cose sono quasi sempre più prosaiche. Io preferisco parlare di diversificazione, che è parola assai più elegante e anche più realistica. L'essere umano, da Adamo in poi, diversifica parecchio. Ora però bisogna capire: si può diversificare tramite WhatsApp? Certamente sì. Ma mi domando che gusto ci sia. Se uno deve peccare, che almeno pecchi bene. Questa moda moderna del flirt virtuale mi pare spesso il surrogato vigliacco dell'adulterio vero: ci si scalda col telefonino, ci si sente seduttori, si mandano cuoricini, complimenti, faccine ammiccanti, salvo poi tornare sotto il plaid matrimoniale alle dieci e mezza precise. È il tradimento senza rischio, senza albergo, senza profumo addosso, senza sensi di colpa autentici. Una sorta di adulterio omeopatico. E infatti proliferano uomini e donne che non hanno il coraggio di vivere davvero una passione extraconiugale ma desiderano comunque assaggiarne l'illusione digitale. Una tresca in modalità Wi-Fi e banda larga.

Detto questo, non mi scandalizzano i messaggi galanti. Un uomo può trovare affascinante un'attrice, una donna può gradire attenzioni maschili. Succede da quando esiste il mondo.

Il punto semmai è un altro: se basta qualche complimento sul telefonino a far volare schiaffi presidenziali, allora forse nella coppia Macron i problemi erano già parecchi prima della guerra coniugale in Vietnam.

E in ogni caso, ribadisco: le mani addosso sono sempre una pessima idea. Anche quando a darle è una nonna - pardon, una donna - elegante all'uscita di un volo di Stato.

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