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Il Piper, mezzo secolo di notti romane

Fondato nel 1965, il Piper è stato epicentro della cultura giovanile italiana e della beat generation, lanciando artisti come Patty Pravo e Renato Zero e ospitando star internazionali come Pink Floyd e Jimi Hendrix. Un pezzo di storia della musica e del costume romano oggi davanti ai sigilli della legge

Il Piper, mezzo secolo di notti romane
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C’è una foto che torna sempre quando si parla del Piper, una porta anonima in via Tagliamento e, dietro, mezzo secolo di notti romane. È da lì che parte la notizia di oggi, sigilli allo storico locale, dopo i controlli della polizia che hanno rilevato modifiche strutturali, assenza di certificazioni e rischi legati all’evacuazione. Un provvedimento amministrativo, per ora, che dovrà essere convalidato dall’autorità giudiziaria. Ma che inevitabilmente riapre una storia molto più grande del fatto di cronaca.

Il blitz dopo l’una di notte

Il blitz degli agenti è scattato dopo l’una di notte. A eseguire il decreto di sequestro preventivo disposto dal pm sono stati gli agenti della Questura di Roma, che hanno chiuso il Piper Club, storica discoteca di via Tagliamento, nel quartiere Coppedè. Secondo quanto si apprende, alla base del provvedimento ci sarebbero, oltre alle modifiche strutturali, l’assenza di alcune certificazioni, criticità nei piani di evacuazione di emergenza, carenze igienico-sanitarie e la presenza di un numero di avventori di gran lunga superiore alla capienza prevista per l’impianto.

Una stretta che non nasce oggi

L’operazione si inserisce in un quadro più ampio di controlli amministrativi sul territorio. Nel corso dell’ultimo anno, gli agenti della Divisione amministrativa della Questura hanno disposto la chiusura di circa 60 locali per irregolarità analoghe. Solo negli ultimi giorni, tre club sono stati chiusi nella zona di Piazza Barberini. Non è la prima volta che il Piper finisce sotto osservazione, lo scorso anno il locale era già stato chiuso per 15 giorni su disposizione del questore, a causa di criticità legate all’ordine e alla sicurezza pubblica. Eppure, ogni volta che il nome Piper riemerge nella cronaca, il tempo sembra allungarsi. Perché il Piper non è mai stato solo una discoteca.

La nascita del Piper

Il Piper Club di Roma nasce il 17 febbraio 1965, in un ex cinema di via Tagliamento. A fondarlo sono Giancarlo Bornigia, commerciante di auto, l’avvocato Alberigo Crocetta e Alessandro Diotallevi, importatore di carni, a volte citato anche come Piergaetano Tornielli. L’intuizione è quella di creare un luogo radicalmente diverso da quelli esistenti, uno spazio ispirato ai club londinesi, dove musica, moda e comportamento diventano un tutt’uno.

Il laboratorio della beat generation

In una Roma che sta scoprendo la modernità, il Piper diventa rapidamente un epicentro della cultura giovanile e uno dei simboli della beat generation italiana. Non una balera, non un dancing tradizionale, ma un laboratorio permanente di suoni, stili e linguaggi nuovi.

Il palco dove nasce una generazione

Da quel palco passano artisti destinati a segnare la storia della musica italiana. Patty Pravo, che proprio lì costruisce la sua immagine, tanto da essere ricordata come “la ragazza del Piper”; Mina, Renato Zero, Loredana Bertè, Caterina Caselli, Rita Pavone, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Pino Daniele, in una stagione in cui tutto sembra possibile.

Il Piper è anche uno dei luoghi in cui il beat italiano prende forma, mescolando influenze britanniche, sperimentazione e provocazione. Negli anni Sessanta e Settanta diventa una tappa riconosciuta anche fuori dall’Italia, è documentato che band internazionali come i Pink Floyd, allora agli esordi, abbiano suonato in quel locale.

I “Collettoni” e la rottura dei codici

Tra i simboli più riconoscibili del Piper ci sono i “Collettoni”, il corpo di ballo che includeva Renato Zero e Loredana Bertè, reso popolare anche dalle apparizioni televisive con Rita Pavone. Non semplici ballerini, ma protagonisti di un’estetica nuova, teatrale e anticonformista.

Non solo musica

Il Piper è stato anche moda, con sfilate e performance che anticipavano il concetto di evento multidisciplinare. È stato spazio di trasgressione e punto di riferimento per una gioventù in cerca di nuovi linguaggi. Tra le sue frequentazioni si contano attori, artisti e intellettuali, da Vittorio Gassman e Anna Magnani ad Andy Warhol.

Chiusure e ritorni

Come accade spesso ai luoghi simbolo, la storia del Piper è fatta anche di chiusure e riaperture, tentativi di rilancio, polemiche e nostalgie. Ogni generazione ha avuto “il suo” Piper e, allo stesso tempo, ha sostenuto che “non è più quello di una volta”.

Tra sicurezza e mito

Oggi, con i sigilli apposti dopo il blitz notturno, il Piper torna al centro dell’attenzione

pubblica. Da una parte c’è la necessità non eludibile del rispetto delle norme di sicurezza. Dall’altra, il peso simbolico di un luogo che ha rappresentato libertà, sperimentazione, notti lunghe e rumorose.

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