Ve la ricordate la “body positivity”? Tutti belli, soprattutto le donne (e poi parlano di sessismo), a Vanessa Incontrada che si presentò molto sovrappeso i napoletani urlano “sei bellissima!”, mai nessuno lo ha detto a Giuliano Ferrara, e tantomeno a me, che mi sento sempre dire “devi dimagrire, soprattutto per la salute”, costringendomi a fare avanti e indietro a casa per venticinque minuti, ascoltando Freddie Mercury che canta in concerto a Wembley, per non pensare a quanto sono sovrappeso e patetico.
Se ne parla sempre meno, non escono più sui social ragazze pelose, o modelle grasse, in compenso una ragazza, Samantha Cole, ha appena scritto un articolo di sfogo su 404 Media “I Almost Lost My Mind in the Bridal Algorithm” (stavo impazzendo dentro l’algoritmo della sposa). La sua denuncia: dopo essersi fidanzata, l’autrice è stata risucchiata da un flusso aggressivo di contenuti bridal (nuziali, sponsorizzati, traduco così, alla Parente) che le ha fatto perdere di vista il senso del matrimonio e l’ha fatta sentire “strana, povera e brutta”, non per un complotto, naturalmente, piuttosto per normale ottimizzazione commerciale.
Tutti i corpi devono essere celebrati, come no, mentre l’algoritmo spinge diete, palestre, filler, skincare, tutto con modelle impeccabili, al che immagino che a quelle come Samantha o passa la voglia di sposarsi oppure pensano: fammi sposare subito, sennò chi mi prende. Io, per esempio, su Instagram, seguo Cristina Marino, moglie dell’attore Argentero, perché feticisticamente mi piacciono molto le sue mani e i suoi piedi (il top, insieme a quelli di Emma Marrone) e in generale lei (nelle foto e nei video con la musica). Lei è fondatrice di Befancyfit, piattaforma che propone programmi di allenamento e video tutorial e piani alimentari, con tanto di detox (allenamenti ok, i detox non esistono, ragazzi). Detox che propone anche Caterina Balivo, che seguo per le medesime ragioni, e a parte che non ti depuri (ci sono fegato e reni, il resto è fuffa), la vedi in centri cosmetici, in sala trucco, sempre strafiga, come anche Elisabetta Canalis, mentre si allena, fa kickboxing, o posa sulla spiaggia, sulla barca, tutte bellissime, giustamente, e tutte loro, che dovrebbero fare? Ostentare la propria bellezza e avvenenza sui social, of course.
Insomma, la “body positivity” è già morta sul nascere, era sessista perché rivolta solo alle donne, e in ogni caso perché alle brutte e alle grasse nessuno sponsor affida la loro immagine a un algoritmo, e se proprio volessimo entrare in quell’ideologia politicamente corretta verso il corpo, care Cristina, Elisabetta, e Caterina, ogni vostro scatto di bellezza ostentata sui social sarebbe “body shaming”. Tipo: certo che siamo solidali con le brutte, intanto guardate come siamo fighe.
Anche se vendete detox, creme magiche e allenamenti, nessuna diventerà come voi, però almeno il “sei bellissima” è vero, e piace molto all’algoritmo, e anche a me, che ho sempre saputo che ogni positivity è una balla. Per noi maschi, anche obesi, come dice Giorgio Vallortigara, conta un altro peso per essere attraenti: quello del conto corrente, “analogo alla coda del pavone”.