Guardate, oggi poche cose, ma molto succulente.
Il video degli attivisti della Global Sumud Flotilla ammanettati, inginocchiati e sbeffeggiati da un ministro non è degno della “unica democrazia del Medio Oriente”. Fine. Punto. Non si fa. Non si fa con i peggiori criminali, con i prigionieri di guerra e men che meno con gli attivisti di una missione farlocca e inutile, ma comunque sino a lì non aggressiva.
L’errore di Ben-Gvir, anche se lui se ne frega e forse lo fa apposta, mica è scemo, è questo: un solo video così non fa altro che distruggere la già poco brillante reputazione di Israele tra le opinioni pubbliche occidentali. E tira che ti ritira, prima o poi finirà che i governi - benché costretti a certe alleanze dalla storia e da situazioni geopolitiche - smetteranno di trattare Tel Aviv coi guanti bianchi. E benché Israele sia forte, non può pensare di resistere in quella enclave con mezzo mondo contro.
Negli Stati Uniti forse quelle immagini non faranno grosso clamore. Mi sono fatto un giro sui quotidiani online americani e alla notizia non viene dato così tanto peso. Però oggi la Francia, domani l’Italia, dopodomani il Regno Unito e infine la Germania. Se Tel Aviv fa terra bruciata intorno a sé, non è una grande idea. Come strategia, intendo.
Poi diciamo le cose come stanno: se la Flotilla avesse investito i soldi raccolti per qualcosa di utile per gli abitanti di Gaza, sarebbe stato meglio. La loro missione è inutile e rischiosa. Ed ha un solo scopo: quello di “costringere” Israele a fermarli per denunciarne gli abusi, far circolare la notizia e macchiare ancor più la reputazione israeliana. È una trappola. E Tel Aviv sembra esserci cascata con tutti i piedi.
Oggi, nell’ordine: un immigrato è entrato in Centrale a Milano con una mannaia; un altro a Lampugnano ha stuprato una donna; e a un altro tizio hanno rubato l’orologio da 100mila euro. Però certo: la sicurezza nel capoluogo lombardo non è un problema e men che meno la gestione dei migranti. No, certo.
Questo lo dicevo al tempo dei governi di centrosinistra e lo ripeto oggi col governo di centrodestra: non è accettabile che una donna venga stuprata da un signore senza diritto a stare in Italia (irregolare), già condannato per un reato simile (recidivo). Non doveva essere lì. Non bisognava lasciargli commettere violenza su quella donna. E vanno bene le pratiche. Le lungaggini. I Paesi che non collaborano. Quello che volete. Ma chi è stato votato sull’onda della richiesta di sicurezza deve trovare un modo affinché certe cose non capitino di nuovo.
Delmastro viene condannato in Appello dopo che sia il pm in primo grado che il procuratore generale in secondo grado avevano chiesto l’assoluzione. Deve essere un caso più unico che raro. Anche se ormai, credo, politicamente conterà pochino. L’unica cosa, forse, che potrebbe dare noia all’ex segretario è l’interdizione dai pubblici uffici per un anno. Quello sì che, in vista delle elezioni del 2027, sarebbe un guaio.