Natale Giunta, il noto chef palermitano che in passato ha denunciato gli estortori del pizzo, lancia una provocazione che è destinata a far discutere ma che ha come obiettivo quello di far riflettere. Un divieto all'esterno del suo locale, il City Sea di Palermo al Molo Trapezoidale, per vietare l'ingresso alle persone poco gradite. Niente maranza, niente persone con intenti diversi da quelli di una piacevole serata tra amici. La movida a Palermo negli ultimi mesi è al centro delle cronache per numerosi fatti di sangue. Un problema di ordine pubblico con Questura e Prefettura in prima linea per il controllo del territorio e delle nuove zone rosse che dovrebbero, almeno sulla carta, garantire ordine e sicurezza. E da qui l'idea di un cartello che farà certamente discutere. "La tua presenza non è benvenuta, il tuo stile non è ammesso - scrive su Facebook Natale Giunta - se indossi una tuta lucida imitazione Armani, occhiali Cartier falsificati, una borsa Gucci non autentica e una collana di provenienza incerta, il tutto accompagnato da una barba che richiama il discutibile stile Gomorra. Sei invitato a non entrare nei miei locali”. In un video poi pubblicato su Instagram, lo chef è stato anche più esplicito mostrando un cartello con il classico cerchio barrato e una sagoma di un uomo barbuto stilizzato all'interno. "Il primo divieto ufficiale del Citysea, spero che tanti miei colleghi possano aderire a questa iniziativa: 'Io non posso entrare'".
"La cultura di Gomorra"
Raggiunto telefonicamente lo chef Giunta ci spiega che l'idea nasce da quello che in questi mesi Palermo sta vivendo: una movida selvaggia, non controllata e con risvolti da bollettino di guerra: come per la strage di Monreale, l'omicidio alla Champagneria, lo stupro del Foro Italico, il ferimento di una donna a piazza Nascè, raggiunta dai pallini partiti da un fucile a canne mozze, oltre alle continue risse che si verificano nei fine settimane. "Non ci si può più divertire - racconta Natale Giunta al Giornale.it -. Ormai è un problema serio e fatichiamo anche a respingere persone poco gradite. Siamo stanchi di cacciarli continuamente e di subire le loro reazioni spropositate tutte le volte che non li facciamo entrare. Siamo costretti a fare intervenire le volanti delle forze dell’ordine. È una battaglia continua perché arrivano sfrontati si mettono a tu per tu con i nostri buttafuori e li minacciano perché camminano armati o con le pistole".
Un disagio ormai radicato che manifesta stanchezza verso un tipo di utenza da parte non solo di chi cerca di fare impresa ma anche chi vorrebbe semplicemente godersi una serata. "Abbiamo la licenza di pubblica sicurezza per gli eventi e gli spettacoli e dobbiamo garantire la sicurezza e il divertimento dei nostri clienti. Noi guardiamo il nostro territorio ma episodi del genere si verificano in tutta Italia. Oggi la gente si spaventa ad andare a ballare. I locali in città stanno soffrendo questa escalation di violenza, perché questi personaggi amano fare guerriglia e probabilmente questa sotto cultura è alimentata da certi modelli televisivi che hanno cassa di risonanza sui social e si riconoscono in un certo tipo di abbigliamento simbolico". Il problema sicurezza poi, si sposta anche sulla responsabilità diretta degli esercenti. "Il locale è pubblico ma noi siamo i responsabili di chi facciamo entrare e la mia storia per fortuna fa da filtro a questa gente, ma evidentemente non basta - prosegue Giunta -. Non bastano i buttafuori, quando possibile cerchiamo di fare prevenzione attraverso accrediti, biglietti nominativi, serate a numero chiuso. Cerchiamo di tutelare tutti quelli che ci vengono a trovare e di isolare certi personaggi".
“Facciamolo diventare un messaggio forte come Addio Pizzo”
Lo chef Giunta conclude con un appello ai colleghi ristoratori, ma anche gli esercenti di pubblico spettacolo: "Questi soggetti vanno nella movida, non per stare bene, ma per fare risse e poi il questore sequestra a noi le attività. Vorrei che altri gestori si unissero a questo divieto d’ingresso provocatorio, isolando pregiudicati e violenti di ogni genere. Scoraggiamo la cultura di Gomorra che genera violenza. Facciamolo diventare un messaggio forte come quello di Addio Pizzo. Diciamo ad alta voce: Basta se sei violento non ti vogliamo!".