È stata conclusa in Svezia un'operazione della Polizia di Stato di Taranto che ha portato all’arresto di un iracheno di 52 anni gravato da mandato di arresto europeo in virtù di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip della città pugliese, perché ritenuto presunto responsabile dei reati di maltrattamenti, lesioni personali aggravate e tentata costrizione a contrarre matrimonio commessi ai danni della figlia.
Le indagini del personale della squadra mobile, coordinate dalla Procura tarantina, hanno preso il via lo scorso novembre dalla denuncia di una ragazza di nazionalità irachena a seguito della quale è stata avviata la procedura del cosiddetto “Codice Rosso”, che si attiva in caso di violenza e maltrattamenti in famiglia. Dal racconto della giovane, avvenuto in modalità protetta come previsto dalla legge, gli investigatori hanno raccolto indizi utili a ritenere che, a partire dal mese di settembre 2024 sarebbe stata contattata dal padre che pretendeva di farle contrarre matrimonio con uomini di etnia curda a lui graditi, minacciandola di morte nel caso avesse tentato di ribellarsi o di scappare all’estero. In quell’anno la vittima ha raggiunto la sua famiglia nel capoluogo jonico dal suo Paese d’origine, l’Iraq, senza sapere che per lei sarebbe iniziato un incubo familiare, anche perché la ragazza non ha trovato alcun sostegno tra i suoi parenti più stretti, in quanto tutti sono apparsi concordi con il piano ordito dall’uomo per sua figlia, che secondo la famiglia voleva vivere in maniera troppo “occidentale”, quindi contrario ai dettami culturali imposti.
Quando la ragazza si è opposta all’imposizione familiare, l’avrebbe segregata in un appartamento del capoluogo jonico usandole violenza fisica e provocandole lesioni con una prognosi di 15 giorni. Secondo quanto ricostruito, la ragazza sarebbe stata costretta dal padre ad un regime di oppressione tale da farle rinunciare anche a un lavoro, facendola sprofondare in uno stato di frustrazione e paura per la sua incolumità fisica.
È solo grazie a persone esterne alla sua famiglia, in particolare gli agenti della squadra mobile con i quali, con il tempo, ha instaurato un rapporto di fiducia, che è riuscita a salvarsi accettando l’inserimento in una struttura protetta dove è tuttora collocata. Le indagini svolte nel capoluogo tarantino a seguito della denuncia hanno permesso di rintracciare l’uomo in Svezia, dove nel frattempo si era trasferito, trovando anche un lavoro stabile.