Un tempo era il semplice abbonamento in palestra. La motivazione identica per il 99,9% dei casi: da lunedì si comincia. E allora vai con super offerta, primo mese gratuito, iscrizione di un anno rinnovabile nuovamente a prezzi super vantaggiosi. E poco importa se il venerdì successivo l'entusiasmo era già rotolato via come i pesi su un bilanciere. Restava l'abbonamento e il corrispettivo da pagare. E la palestra ringraziava. Ora il modello, logicamente con sfumature diverse, si è replicato in ogni aspetto della nostra vita. La chiamano «Subscription economy», l'economia degli abbonamenti. Fateci caso: siamo abbonati a ogni tipo di pay-tv, a servizi di mobilità in sharing, a programmi per il lavoro, alle cartucce della stampante, alle cialde per il caffè, alle applicazioni più disparate. Corri, pedali o fai sport? Ecco l'app per mostrare a tutti i tuoi miglioramenti. C'è la versione base free, poi quella a pagamento che ti permette di sviscerare anche il più minuscolo dei parametri. Vuoi imparare le lingue? Idem. Un giochino ti appassiona ma non ne puoi più di sorbirti quelle antipatiche pubblicità fra una partita e l'altra? Semplice, bastano 0,99 euro al mese. E l'elenco può proseguire più o meno all'infinito.
Passiamo al setaccio una giornata e scopriamo che: sveglia con l'app di mindfulness premium che diffonde suoni «naturali». Il caffè arriva
da una macchina in abbonamento, mentre il frigo ricorda il rinnovo del servizio latte. Per andare al lavoro si usa il car sharing mensile, accompagnato da podcast esclusivi. Pranzo con meal-kit in subscription, poi fitness serale via app. La giornata si chiude tra streaming multipli e il materasso smart che invia il report del sonno al cloud.
Insomma, la subscription economy sta trasformando il modo in cui consumiamo beni e servizi, promettendo flessibilità e convenienza, ma presentando anche diverse criticità per i clienti. Da un lato, gli abbonamenti consentono di accedere subito a prodotti e servizi senza affrontare costi iniziali elevati. Questa modalità permette di distribuire la spesa nel tempo e di usufruire sempre delle versioni più aggiornate, con manutenzione e assistenza incluse. La personalizzazione dei servizi, poi, rende l'esperienza ancora più vicina alle esigenze del singolo consumatore.
Dall'altro lato, però, i vantaggi apparenti possono nascondere insidie. Nel lungo periodo, i costi ricorrenti rischiano di superare quelli di un acquisto unico, soprattutto quando gli abbonamenti diventano numerosi e difficili da controllare. La perdita del concetto di proprietà può creare dipendenza dal servizio e limitare l'autonomia del cliente. A ciò si aggiungono la possibilità di aumenti unilaterali dei prezzi e la variabilità della qualità nel tempo.
In uno studio pubblicato dall'American Economic Review, gli autori Einav, Klopack e Mahoney sottolineavano il «vantaggio per le imprese
che vendono abbonamenti», ovvero «la prospettiva che i consumatori continuino a pagare per abbonamenti che non apprezzano più». Insomma, il primo fattore di guadagno per chi vende è proprio la pigrizia degli utenti: diversi economisti contemporanei sottolineano che il rinnovo automatico gioca proprio sull'attenzione limitata dei consumatori. Quando non è richiesta un'azione attiva (o l'azione è difficile), molti non cancellano e ciò aumenta significativamente i ricavi delle imprese di abbonamento. Secondo una nuova indagine Mastercard pubblicata poche settimane fa gli italiani gestiscono in media 7,2 abbonamenti spendendo complessivamente circa 121 euro al mese (1.452 euro all'anno). Un dato in continua crescita: il 25% degli intervistati dichiara di averne almeno dieci.
E allora come fare per difendersi? Innanzitutto, come per i vestiti vecchi negli armadi, periodicamente andrebbe fatto un check dei servizi a cui siamo abbonati e porsi la fatidica domanda: mi serve veramente? Quante volte l'ho utilizzato
nell'ultimo anno? Poi ci sono numerose applicazioni che permettono di monitorare e tenere sott'occhio i nostri acquisti periodici e il nostro portafogli. L'unico inghippo? Anche queste offrono servizi premium. In abbonamento...