È da sabato sera che questa domanda mi gira in testa. Mi chiedo: se a mettere a ferro e fuoco Milano, Torino e Bologna - le tre città più importanti e ricche del Nord Italia - se a ferire decine di poliziotti, se a incendiare i cassonetti e ad assaltare le auto dei carabinieri, fossero stati, invece di un migliaio di ragazzi di estrema sinistra, drappelli di giovani di estrema destra? Se i teppisti in rivolta avessero sventolato magari qualche bandiera con la croce celtica, o avessero gridato slogan inneggianti al passato, o avessero bruciato immagini di Schlein e di Conte? Dico: quali sarebbe stata la reazione dei leader del campo largo?
Immagino le parole furiose e giustamente indignate di Elly Schlein, di Conte, di Bonelli e Fratoianni, forse anche di Renzi, certamente dei giornaloni del campo largo. Sento rimbombare frasi ripetute da tutti: «Fascismo, fascismo, fascismo». Sento gli ammonimenti: «È stata la prova generale della nuova marcia su Roma è stato un tentativo di golpe, vanno stroncati, vanno puniti, vanno messi fuorilegge, vanno imprigionati, servono leggi speciali, lo Stato è imbelle, non bastano gli idranti». E poi sarebbero scattate le accuse a Meloni. «È lei che li manda, è lei che li fomenta, deve rispondere, si dimetta, e faccia dimettere il ministro, il prefetto, il questore, il tenente».
Poi ci penso meglio. Beh, forse questo mio ragionamento non ha senso. Per una ragione molto semplice: quei delinquenti non potevano essere di destra. Infatti in tutti questi anni non è mai successo. Perché la differenza tra destra e sinistra è netta. La sinistra ama la violenza, la considera un mezzo di azione politica, la accarezza. Ieri il manifesto riferiva della giornata drammatica di sabato con questo titolo a tutta pagina: «La bella Stagione». Già: che gioia vedere Milano devastata. La destra invece la violenza la condanna e la odia davvero. Non è una differenza da poco.
