Un pieno che costa caro, in tutti i sensi, e non solo per l’impennata del prezzo di benzina e diesel ma anche per le conseguenze che certe irregolarità possono comportare ai mezzi dei proprietari che hanno la sventura di rifornirsi presso distributori irregolari: negli ultimi mesi, in Italia, si è registrato un pericoloso aumento dei casi di carburante annacquato o contraffatto, il che non viene solo a configurarsi come truffa economica ai danni dei consumatori, ma come un vero e proprio attentato alla meccanica delle vetture moderne, con danni che possono costare migliaia di euro agli automobilisti ignari.
Il fenomeno su cui sta indagando la Guardia di finanza si snoda lungo due filoni principali: quello delle frodi deliberate, con l’aggiunta di acqua o idrocarburi di bassa qualità per aumentare i volumi di vendita e i profitti illegali, e quello delle infiltrazioni accidentali, dovuto alla scarsa manutenzione delle cisterne sotterranee dei distributori, dove l’umidità e la condensa si accumulano sul fondo mescolandosi al carburante. I motori di ultima generazione, sia a diesel che a benzina, utilizzano sistemi di iniezione ad altissima pressione, per cui anche una minima percentuale di acqua può essere letale. I sintomi sono quasi immediati: accensione della spia del motore, singhiozzi in accelerazione e, nei casi peggiori, il blocco totale della pompa di iniezione. Ecco perché le indagini a tappeto della GdF stanno rivestendo una grande importanza, con l’obiettivo di infliggere un duro colpo al fenomeno e disincentivarlo in ogni modo.
Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Roma e provincia ha portato al sequestro di più di 10 tonnellate di carburante risultato non a norma e a staccare sanzioni per oltre 20mila euro ai danni dei responsabili. Le verifiche a campione degli ultimi due giorni sono state avviate a seguito di un’indagine giornalistica dell’Adnkronos sulla diffusione di benzina e gasolio alterati o allungati con acqua. La gravità della situazione trova riscontro nelle parole dei meccanici locali, che segnalano un incremento senza precedenti del numero di veicoli in panne a causa di rifornimenti contaminati. Gli esperti del settore sottolineano come una simile incidenza di guasti legati al combustibile difettoso non si registrasse da decenni.
A fornire il quadro della situazione è il colonnello Daniele Corradini, alla guida del I Gruppo Roma della Guardia di Finanza che si è occupato dell’indagine. “Circa il 20% degli impianti controllati è risultato irregolare per una serie di motivazioni, per quanto riguarda la qualità del prodotto erogato, l’esposizione al pubblico dei prezzi e il rapporto tra l’erogato dichiarato e reale”. Un caso su cinque è una percentuale rilevante, all’interno della quale risultano quindi anche i distributori responsabili dell’erogazione di carburante non puro che, se immesso sul mercato, “avrebbe potuto causare gravi danni alle autovetture”.
Il fenomeno non è comunque circoscritto esclusivamente all’area della Capitale, specifica il colonnello: “Su Roma è un fenomeno abbastanza esteso ma purtroppo riguarda l’intero territorio nazionale: nel solo 2026 il comando regionale Lazio della Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro oltre 165 tonnellate di prodotto non conforme, con un aumento rispetto al 2025 di oltre il 350%”.
Le verifiche dei tecnici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli confermano i dati preoccupanti emersi dalle indagini. “Abbiamo riscontrato alcune anomalie dovute alla presenza di sostanze diverse da quelle che dovevano essere naturalmente presenti”, dichiara all’Adnkronos il dirigente dell’ufficio laboratorio di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Fabrizio Apruzzese, “in media, troviamo un campione adulterato ogni 10-15 analizzati, e che quindi non rispetta le norme, sia quelle commerciali sia quelle fiscali. Ed è un fenomeno in crescita in questi ultimi periodi”.
La strategia è sempre la stessa, ovvero quella di miscelare al carburante altri prodotti di scarsa qualità e valore per incrementarne il volume e speculare sugli ignari clienti. “Nella benzina in qualche caso abbiamo riscontrato delle anomalie dovute alla presenza di acqua”, sottolinea Apruzzese.
