Lo sgombero di Askatasuna potrebbe non aver chiuso definitivamente la partita sull’immobile di corso Regina Margherita 47. A otto mesi dall’intervento delle forze dell’ordine, il Comune di Torino ha avviato il percorso per individuare chi dovrà riqualificare e gestire lo stabile occupato per quasi trent’anni dagli antagonisti. Una procedura pubblica che apre però un’incognita: tra i soggetti interessati potrebbero affacciarsi anche associazioni o realtà legate, direttamente o indirettamente, alla stessa galassia politica allontanata dall’edificio nel dicembre scorso.
Come riportato dallo Spiffero, la giunta guidata da Stefano Lo Russo ha approvato le linee di indirizzo per la pubblicazione di un avviso finalizzato a raccogliere manifestazioni di interesse. Non si tratta ancora dell’assegnazione vera e propria, ma di una consultazione preliminare attraverso la quale Palazzo Civico intende valutare i progetti per il recupero, l’utilizzo e la futura gestione dell’ex Askatasuna.
Il Comune prova così a voltare pagina dopo una vicenda iniziata nel 1996, quando l’ex sede dell’Opera Pia Reynero venne occupata e trasformata nel principale punto di riferimento dell’antagonismo torinese. Da quel momento corso Regina 47 è diventato un indirizzo centrale nella geografia delle proteste, delle violenze e delle tensioni con le istituzioni e le forze dell’ordine. L’occupazione abusiva è proseguita per quasi tre decenni, la svolta è arrivata lo scorso dicembre con il sequestro e lo sgombero dello stabile da parte delle forze dell’ordine. Un intervento che ha restituito materialmente l’edificio al Comune, senza però risolvere il problema della sua destinazione futura.
Palazzo Civico tenta ora di ripartire attraverso una procedura aperta a persone fisiche, enti del Terzo Settore e associazioni. I soggetti interessati potranno presentare proposte per trasformare l’immobile in uno spazio destinato ad attività civiche, solidaristiche e di utilità sociale, rigorosamente senza scopo di lucro.
Il bando dovrà raccogliere progetti capaci di garantire un utilizzo continuativo degli spazi, coinvolgere le scuole e le reti territoriali e favorire l’accesso di giovani, studenti, famiglie, anziani e persone fragili. Il Comune chiede inoltre attività gratuite o a basso costo e iniziative in grado di produrre benefici duraturi per il quartiere. “L’immobile si caratterizza per una storica vocazione sociale e uno strettissimo legame con il territorio”, le parole del vicesindaco con delega al Patrimonio Michela Favaro: “La volontà dell’amministrazione è di restituirlo alla comunità”.
Nelle intenzioni della giunta Lo Russo dovrebbe nascere un polo aperto al territorio, capace di ospitare attività culturali, sociali ed educative. Il nuovo percorso segna anche l’archiviazione della controversa strategia seguita dalla stessa amministrazione soltanto due anni fa. La giunta rossa aveva allora provato a utilizzare il Regolamento comunale sui beni comuni urbani per avviare una coprogettazione con un gruppo di cittadini “garanti”. L’operazione era stata interpretata dalle opposizioni – ma non solo - come il tentativo di offrire una cornice formale alla permanenza di Askatasuna nell’immobile occupato. L’idea di trasformare lo stabile in un “bene comune”, senza che gli antagonisti lo avessero prima liberato, aveva provocato forti polemiche politiche e istituzionali.
Quel percorso non ha mai raggiunto l’obiettivo. Le successive tensioni legate all’area antagonista e infine lo sgombero hanno fatto naufragare il progetto di regolarizzazione. Adesso Palazzo Civico cambia metodo e si affida a un avviso pubblico, nel tentativo di sottrarre il futuro dell’edificio alle trattative politiche che hanno accompagnato per anni la vicenda La procedura, tuttavia, non elimina automaticamente ogni rischio. Il nodo sarà capire chi presenterà le manifestazioni di interesse e quali rapporti esistano tra i soggetti partecipanti e il mondo che ha ruotato attorno ad Askatasuna. Gli ex occupanti potrebbero non comparire direttamente, ma tentare di rientrare attraverso associazioni, reti territoriali o sigle formalmente differenti.
Non si tratta di un esito scontato, ma di un’eventualità che il Comune sarà chiamato a valutare con attenzione. Dopo uno sgombero eseguito per ripristinare la legalità, sarebbe infatti difficile spiegare ai torinesi un affidamento capace di ricostruire, sotto un nome diverso, una continuità politica e organizzativa con la precedente occupazione.
La nuova vita di corso Regina 47 resta dunque tutta da scrivere. Il Comune promette trasparenza, finalità sociali e apertura al quartiere. Ma il vero banco di prova sarà evitare che Askatasuna, uscita dall’edificio dopo quasi trent’anni di occupazione, possa rientrarvi dalla porta principale con un’altra insegna e con le chiavi consegnate da Palazzo Civico.
