Augias, vieni al bar Rosati: ho dei documenti per te

Ci vediamo al bar Rosati? Caro Augias, perché no? Facciamo martedì prossimo? Una rimpatriata nel vecchio ed elegante locale di Roma. Questa volta non ci sarà «l’agente» cecoslovacco Jaros, ma il segno indelebile di quelle note che pazientemente vergava dopo ogni vostro incontro. Mi piacerebbe conoscere anche tua moglie Daniela Pasti, evidentemente persona brillante, anzi, come ha scritto l’amico funzionario cecoslovacco, affascinante: «di carattere avventuroso e coraggioso». Un’unica deroga: invece che all'ora dell'aperitivo, possiamo incontrarci all'ora del tè? E siccome mi piace la compagnia, insieme alla tua signora, vorrei invitare Furio Colombo, Giuseppe D'Avanzo e il senatore Paolo Guzzanti.
Il primo, autore di mirabili articoli sull’affaire Augias per chiedergli un favore: mi potrebbe svelare chi, a mia insaputa, con grande abilità è riuscito a sottrarmi i documenti che ho trovato nell'«Archivio delle forze di sicurezza» di Praga, quindi li ha portati a Mosca e poi li ha fatti ricomparire sulla mia scrivania. Il tutto, mi sembra di capire, con il tacito consenso di Silvio Berlusconi e di Vladimir Putin. L’intera operazione si sarebbe svolta senza che io mi accorgessi di tutto questo via vai di borse e spalloni. Eppure mi era sembrato che quanto fotocopiato e sigillato nell’archivio di Praga (circa millecinquecento pagine) non avesse mai abbandonato il mio bagaglio a mano. Mi sarò appisolato. Chiederò a Putin.
Al secondo ospite, Giuseppe D’Avanzo, firma di punta di Repubblica, non chiederò alcuna spiegazione. Mi limiterò a cercare di spiegargli come si effettuano le ricerche d’archivio. La catalogazione, la classificazione dei file e l’organizzazione dei fondi. Quanto collirio devi metterti la sera dopo avere visionato per ore opachi microfilm. Insomma, due parole in libertà sull’analisi delle fonti. Ma non di quelle piacenti, sinuose e profumate, quelle che si vedono o s’immaginano solamente sbirciando attraverso il buco della serratura. Quando parlo di fonti, intendo quelle noiose e polverose: i documenti cartacei.
Considerando l’allegra compagnia, per animare ancor di più la promettente e briosa conversazione, all’incontro non potrà mancare il senatore Paolo Guzzanti. Invitato, non solo perché datato maestro di giornalismo, ma anche in quanto già presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta Mitrokhin e dunque esperto d’intelligence internazionale. Soprattutto di quella sovietica.
Non mi rimane che ringraziare il vero protagonista di tutta la vicenda, Corrado Augias. L’altro maestro di giornalismo che dopo l'uscita degli articoli ne ha più volte confermato il contenuto. Così abbiamo avuto la definitiva conferma che lo stesso è stato un informatore dei cecoslovacchi proprio a cavallo della seconda metà degli anni Sessanta: il periodo più teso della Guerra Fredda. Sarebbe per me fin troppo facile smontare le contestazioni (in realtà pochissime) mosse verso il contenuto delle informative. Non solo facile, ma anche terribilmente noioso. Quindi soprassiedo. E trovo sia fin troppo comodo urlare contro Vittorio Feltri (che certamente non ha bisogno di nessuna difesa, tanto meno di quella di un pivello come me) e (che noia) accusare il Giornale o accusarmi d'essere l’amplificatore-esecutore sdraiato del presidente del Consiglio (che non ho mai personalmente conosciuto). Questa volta la protesta (lecita e legittima) doveva essere rivolta agli archivi di Praga: unici responsabili d’avere custodito per quasi mezzo secolo il piccolo segreto di «Donat» e della moglie Daniela Pasti. Capisco che sia più semplice fare dietrologia stando seduti su una confortevole e lussuosa poltrona. Del resto i frequentatori di polverosi archivi hanno sperimentato che quello non è un buon mezzo per fare carriera.
Ora non rimane che confermare la data dell’appuntamento. Il luogo è noto, ci vediamo tutti insieme al bar Rosati di Roma. Fatevi vivi, per me va bene martedì prossimo. Probabilmente discuteremo vivacemente su un punto: chi pagherà il conto? Per cortesia, Augias, chiamalo tu che l’hai frequentato per quattro anni. È il cecoslovacco che pagava, parola d'archivio. A martedì.
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