Bosch rilancia lo stabilimento di Modugno, alle porte di Bari, attraverso un format produttivo tutto nuovo, quello di hub europeo per le attività di remanufacturing. Obiettivo del progetto, illustrato dal general manager di Bosch Italia, Renato Lastaria, è quello di sviluppare internamente le competenze legate alla rilavorazione dei componenti automotive - come le pompe ad alta pressione - destinati al mercato aftermarket. Il progetto, inoltre, proseguirà con un’ulteriore estensione delle attività alla rilavorazione di alcune famiglie di iniettori, ampliando il perimetro tecnologico dello stabilimento. L’aftermarket e il ricondizionamento rappresentano, quindi, un segmento di attività, in linea con le direttive Ue sulla sostenibilità e l’estensione del ciclo di vita dei prodotti.
Sospiro di sollievo per i 1.400 i lavoratori dello storico impianto pugliese celebre per la produzione di pompe Diesel e per aver creduto nella tecnologia “Common rail”, acquistata nel 1998 dal gruppo Fiat, e diventata un punto di riferimento a livello mondiale. In quegli anni a Modugno si era arrivati a produrre oltre 30 milioni di pompe ad alta pressione “Common rail” con più di 2.400 occupati.
Prima il Dieselgate, nel 2016, quindi le normative sempre più “anti Diesel” dell’Ue hanno via via messo in crisi il sito pugliese con i conseguenti esuberi. E ora, proprio in coincidenza con i 140 anni della casa madre “Robert Bosch”, ecco il nuovo corso che vede anche la continuazione della realizzazione di componenti per e-bike.
“L’avvio delle operazioni a Bari - spiega Lastaria - rappresenta un passaggio significativo verso un modello industriale più orientato alla rigenerazione e al valore del riuso. Questa evoluzione contribuirà alla necessaria trasformazione dello stabilimento, storicamente legato alla produzione di componenti Diesel ormai in forte decrescita, generando opportunità di lavoro per alcuni dei suoi collaboratori. Sostanzialmente la nuova attività rappresenta l'applicazione pratica dei principi dell'economia circolare: andiamo, in pratica, a intercettare dal mercato i componenti che evidentemente hanno bisogno di essere riportati a nuova vita e, con la garanzia di fabbrica, realizziamo lavorazioni, rielaborazioni, smontaggi e anche test in modo tale da poter riproporre il tutto come pezzi di ricambio”.
Soddisfatte le istituzioni del territorio dopo anni durante i quali si è temuto il peggio. “Abbiamo avuto riscontri positivi a tutti i livelli - aggiunge il general manager di Bosch Italia - per questa iniziativa che, tra l’altro, è perfettamente in linea anche con i principi ambientali europei”.
Bosch, azienda leader di tecnologie e servizi, nel 2025 ha conseguito in Italia un fatturato consolidato di 2,3 miliardi (-4,8%). Nel Paese la multinazionale tedesca è attiva con 18 società, di cui 3 centri di ricerca e un organico di circa 5.200 collaboratori. Il punto del general manager Lastaria: “Stiamo attraversando una fase di forte instabilità globale, caratterizzata da tensioni macroeconomiche e geopolitiche, dal rallentamento dell’economia e da condizioni sfavorevoli in diversi mercati.
Nonostante questo scenario, in Italia il gruppo guarda al futuro con lucidità e determinazione. Siamo impegnati nei campi dell’automazione, digitalizzazione ed elettrificazione in tutti i nostri settori di business, consolidando la capacità dell’azienda di innovare e creare valore anche in contesti complessi”.