Ci sono luoghi che non appartengono soltanto alla geografia, ma sono luoghi delle emozioni per chi li attraversa. Come Lamborghini Arena, l’evento che per il secondo anno ha riunito la community internazionale del marchio. Due giorni di storia, di innovazione, di performance. Soprattutto di passione in una cornice che meglio non si può, l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, qui dove la velocità non è soltanto competizione: è, come Lamborghini, memoria, identità, desiderio di lasciare un segno. Fuori il mondo ordinario, con il traffico lento delle città, i pensieri quotidiani, le giornate tutte uguali. Dentro, per un week end, invece, tutto ha vibrato. Il motore delle Lamborghini, Aventador, Huracán, Revuelto, Temerario che come opere d’arte si sono fatte ammirare nelle parate e si sono sfidate nel Lamborghini Super Trofeo Europa, uno dei pilastri dell’attività racing del brand di Sant’Agata Bolognese, gli sguardi di migliaia di Lamborghini addict arrivati da ogni parte d’Europa che si sono ritrovati lì per la stessa ragione: inseguire una passione che come tutte le passioni non si riesce a spiegare completamente con la logica.
“Lamborghini costruisce un sogno. Un sogno di tanti ma per pochi. Ai nostri followers, 70 milioni sui social la maggior parte giovani, dedichiamo eventi come questa Arena che è capace di interpretare in modo autentico il legame e il senso di appartenenza tra Lamborghini e la sua community”, spiega Stephan Winkelmann, Chairman & CEO di Automobili Lamborghini. “Per i nostri clienti pensiamo a esperienze che li coccolino, dalla personalizzazione alla consegna delle vetture, e che facciano loro vivere il sogno non soltanto quando si mettono al volante”.
Ed ecco che Lamborghini Arena si è trasformata in un battito collettivo ma anche in un sorprendente viaggio nell'identità del marchio che festeggia i 63 anni, che ha fatto scoprire qualcosa di inaspettato a ogni curva. Un dietro le quinte in pista e fuori pista, nel paddock e nel village raccontato da tutti i dipartimenti di Lamborghini, ognuno con la propria storia da svelare. Dal dipartimento Ricerca & Sviluppo che ha aperto una finestra sul lavoro che normalmente resta nascosto, mostrando alcuni passaggi chiave nello sviluppo delle vetture, dai test aerodinamici sull’ala posteriore di Revuelto agli strumenti virtuali per l’analisi di ergonomia e sound design, a quello Ad Personam che ha mostrato fino a dove può spingersi la personalizzazione, con Urus SE, Temerario e Revuelto configurate in combinazioni inedite di colori, materiali e finiture, al Polo storico che dal 2015 restaura i sogni a quattro ruote del passato attraverso un archivio infinito, le certificazioni, il restauro basato anche sulla memoria storica degli ex dipendenti. Ed è qui che è stato esposto un esemplare della leggendaria Miura, il modello che 60 anni fa rivoluzionò il mondo delle supercar protagonista a Imola anche di un Tour Lamborghini Polo Storico, che ha portato qui Miura provenienti da tutto il mondo e che hanno sfilato tra guardie del corpo decisamente inedite: giganteschi robot costruiti utilizzando scarti di produzione delle vetture Lamborghini.
Ma per far diventare ancor più reali le emozioni c’è tempo anche per parate e test drive. Noi abbiamo sfilato tra altre 450 Lamborghini di ogni età, tra una musica di motori e benzina che librava nell’aria sulla pista di Imola a bordo di una Jarama 400 GT, una rara coupé GT 2+2 Azzurra del 1974 disegnata da Marcello Gandini, un tuffo nel passato su un’auto che aveva l’autoradio sopraelevata, gli specchietti laterali minuscoli, ma già aria condizionata e finestrini elettrici.
Poi ci siamo messi al volante di una Temerario Alleggerita color viola, ibrida V8 da 920 cv “dimagrita” rispetto alla versione standard con componenti in fibra di carbonio e una maggior aerodinamica per ottimizzarla in pista, che sui colli attorno a Imola si è trasformata in un toro scatenato. La testimonianza che le emozioni con Lamborghini non hanno limiti di tempo e di età.