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Il settore automotive europeo tra crisi e opportunità

La seconda giornata dell'evento "Automotive 2026" promosso da #FORUMAutoMotive ha messo in luce le sfide e le opportunità del settore automotive europeo. Il rilancio passa dalla necessità di una maggiore integrazione tra innovazione e tradizione e la centralità del consumatore nel processo produttivo

Il settore automotive europeo tra crisi e opportunità

Il mercato dell’automotive non può più aspettare, occorre fare sistema e prendere provvedimenti per affrontare una crisi che può solo peggiorare. È questo il messaggio che emerge della seconda giornata “Automotive 2026, La svolta è adesso. Non c’è più tempo!”, evento che si è tenuto a Milano e promosso da #FORUMAutoMotive, il movimento di opinione sui temi legati alla mobilità a motore ideato dal giornalista Pierluigi Bonora. Al centro del dibattito le criticità vissute dal mercato nazionale ed europeo, l’avanzata dei brand cinesi, l’impatto della crisi sull’occupazione e le ultime evoluzioni sul pacchetto auto della Commissione UE. ''Sono anni che #ForumAutoMotive insiste sulla scelleratezza ideologica delle imposizioni di Bruxelles, paventando la situazione del sistema automotive europeo che ora è sotto gli occhi di tutti”, ha detto Bonora e a confermare uno stato di salute da tempo sofferente sono i dati. Dal Global Automotive Outlook di AlixPartners emerge che nel 2025 il mercato dell’auto europeo ha mostrato volumi stagnanti in linea con il 2024, mentre l'Italia ha registrato una flessione del 2% rispetto al 2024. Restano lontani i volumi pre-Covid, sia in Europa, sia in Italia e le prospettive di crescita fino al 2030 sono contenute e non permetteranno di ritornare a quei volumi nemmeno nei prossimi anni. La crescita nel settore, sempre secondo l’outlook di AlixPartners, è guidata dai produttori cinesi, che stanno aumentando la loro presenza in Europa: si prevede un aumento di 0,8 milioni di veicoli entro il 2030 con una quota di mercato dal 9% al 13%.

In Italia, la quota è passata dal 3% nel 2024 al 6% nel 2025, raggiungendo il 7% nell'ultimo trimestre grazie alla crescita di BYD, Chery e Leapmotor. Parallelamente, in Europa persiste una condizione di sovraccapacità produttiva destinata a intensificarsi, anche alla luce della progressiva localizzazione dei produttori cinesi nel continente, con un conseguente aumento della pressione competitiva su un'industria già in forte sofferenza.

Il contesto in cui si trova il settore e che caratterizzerà gli anni a venire "è di forte competizione con vendite che faticano a crescere anche a causa di una transizione imposta dalla regolamentazione", ha detto Dario Duse, Emea leader del team Automotive e Country Leader di AlixPartners. L’automotive, secondo Duse, "è un’industria che negli anni ha dimostrato grande resilienza e capacità di risollevarsi e questo è un dato positivo. Anche quest’anno il settore detiene il primato di industria più disrupted, anche a causa delle tensioni economiche e soprattutto geopolitiche, dobbiamo essere allenati a un’agilità che è anche una questione di sopravvivenza". Tutto questo, però, era almeno in parte prevedibile: "Oggi vediamo gli effetti di una situazione che in realtà era già visibile prima", ha detto. In questo contesto, gioca un ruolo sempre più importante l'intelligenza artificiale: "Le nuove tecnologie, in particolare l'AI, che non sono più una novità assoluta, rappresentano un'opportunità, perché consentono ai costruttori di fare prodotti migliori. È un trend consolidato, che non è più una scelta ma quasi un obbligo in un contesto competitivo e in cui i consumatori sono più attenti ad aspetti che in passato erano trascurati", ha detto Duse, spiegando che nella transizione in corso "c'è una cosa positiva, che è di buon auspicio andando avanti: rimettere il consumatore al centro porta l'industria a tornare a focalizzarsi sugli aspetti fondamentali".

Forum automotive

Senza mezzi termini il commento di Gianluca Di Loreto, partner e responsabile italiano Automotive di Bain & Company che ha parlato di settore in una condizione di coma vigile. “I margini sono in calo e non aiuta il fatto che la transizione sia imposta per regolamentazione, che indica non solo il cosa, ma anche il come e il quando, mentre le aziende devono anche tenere conto degli azionisti, ai risultati e alla salvaguardia dei posti di lavoro. Gli azionisti chiedono un utile per ripagare un rischio imprenditoriale, che più che un rischio sta diventando ormai una certezza, anche a causa del contesto internazionale",
Secondo Di Loreto uno dei temi centrali è la libertà di scelta perché "nessuno chiede agli automobilisti che tipo di auto vorrebbero. Dalle nostre indagini emerge che tutti cercano auto diverse, all’interno però di uno stesso concetto di mobilità. C’è anche un tema di costi, con i prezzi delle vetture che sono aumentati del 50% dopo il Covid, cosa che spinge la richiesta di vetture usate".

A frenare ulteriormente il mercato è il sistema paese che non crea un contesto favorevole agli investimenti. "In Italia non ci sono le condizioni, o comunque sono molto difficili, per investire”, ha detto Secondo Salvatore Saladino, country manager di Dataforce Italia, “in paesi come la Spagna vengono messe in atto condizioni abilitanti per favorire gli investimenti", ha detto. A complicare le cose è una transizione verso l'elettrico "imposta per legge" e che manca ancora di "una revisione pragmatica del piano di decarbonizzazione.
"La transizione non si sta modificando nei suoi pilastri, la normativa rimane fuori binario rispetto a quello che gli operatori del settore automotive considerano azioni di buonsenso", ha detto Saladino, spiegando che "il punto è creare e favorire la domanda, che si trasforma in scala industriale, solo dopo si dovrebbe regolamentare. Invece, in Europa è stato fatto al contrario, prima si è normato, senza creare fattori abilitanti per l’industria e gli investimenti, e ora ci si trova in affanno".

Mentre l’Europa impone limiti ai costruttori sotto la bandiera green in nome di una tutela ambientale, i costruttori cinesi producono senza limiti e sono ormai una realtà consolidata e la competizione si è fatta più serrata: “Il rischio è che l'Europa si trovi a rincorrere se non accelera sugli investimenti e sulle nuove tecnologie", ha spiegato Toni Purcaro, presidente Dekra Italia. "La sfida non è solo produttiva - ha aggiunto - ma riguarda un ecosistema più ampio che comprende intelligenza artificiale, progettazione e nuovi modelli di mobilità". Da qui la necessità di rafforzare ricerca e formazione e di costruire una collaborazione più stretta tra industria e istituzioni. "Innovazione e competitività devono andare di pari passo con sicurezza, qualità e sostenibilità", ha sottolineato Purcaro, indicando negli standard di controllo e affidabilità un nodo centrale anche per la gestione della mobilità futura. "L' automotive europeo ha davanti una sfida cruciale: non subire la trasformazione, ma guidarla".

Nella sfida che il settore automotive europeo si trova ad affrontare, soprattutto alla luce della crescente concorrenza da parte dei marchi cinesi, “la chiave di volta sono integrazione, innovazione e identità. Il prodotto automotive non si fonda solo su una tecnologia, ma la capacità di creare un prodotto che abbia una storia e sia appetibile per il consumatore", ha commentato Guglielmo Caviasso, direttore del Centro ricerche Crf e responsabile globale Digital Engineering di Stellantis. "L’Europa, rispetto alla Cina, ha il vantaggio di potere contare su una storia forte nell’automotive, un’eredità che non bisogna dimenticare”. In questo contesto Stellantis preme sull'acceleratore: "Abbiamo depositato circa 300 brevetti nell’ultimo anno, più o meno la stessa cifra dell’anno precedente.

L’innovazione è centrale nella strategia, ma per fare un prodotto di successo non basta una tecnologia innovativa, serve anche integrazione tra tecnologie innovative e digitali, che sono una grossa leva, e identità ed heritage. Questa integrazione porta a creare prodotti che offrono quello che i clienti vogliono", ha detto Caviasso.

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