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Eni fa il pieno di profitti e accelera sulle trivelle

Descalzi: "In futuro faremo nuove società satellite"

Eni fa il pieno di profitti e accelera sulle trivelle
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Produzione sopra le attese per Eni che, aspettando il piano del 19 marzo, ha licenziato i conti del 2025 con utili in leggero calo, ma un quarto trimestre in grande spolvero (+32%) a dispetto di prezzi di petrolio e gas in calo (-14% e -25% rispettivamente).

A sostegno dei numeri, un livello produttivo inatteso (a 1,73 milioni di barili al giorno) che «ha raccolto i risultati dell'attività esplorativa degli ultimi 12 anni realizzata da Eni in Congo, Angola, Mozambico, Norvegia e Indonesia che abbiamo messo in produzione in tempi rapidissimi: sviluppare risorse nostre ci avvantaggia sia in termini di time to market, 3 anni e mezzo a fronte dei 7 anni di media dell'industria spiega l'ad Claudio Descalzi al Giornale e in termini di costi molto bassi rispetto alle risorse comprate, con un costo esplorativo che è in media di un dollaro a barile».

Abbiamo una strategia «che ci permette di ridurre gli investimenti, ma aumentare la produzione».

Guardando ai numeri, nel quarto trimestre 2025 l'utile netto adjusted è schizzato a 1,20 miliardi registrando un aumento del 35% rispetto al trimestre 2024. Mentre l'utile operativo proforma adjusted è stato di 12,22 miliardi in flessione del 15% rispetto al 2024. L'ebit proforma adjusted di gruppo del quarto trimestre 2025 è stato di 2,87 miliardi. Da sottolineare l'ebit proforma adjusted di Enilive di 0,18 miliardi, più che triplicato grazie alla ripresa dei margini dei biocarburanti.

Refining è tornata in utile (dalla perdita nel trimestre di confronto) per effetto dei migliorati margini dei prodotti. La chimica ha registrato una perdita di 0,2 miliardi nel quadro della prolungata recessione dell'industria europea, nonostante i benefici della ristrutturazione in corso.

Nell'intero 2025, l'utile netto adjusted è sceso a 4,99 miliardi, in calo del 5% rispetto all'esercizio 2024. Le prospettive del business e i principali target industriali e finanziari per il 2026 di Eni e l'orizzonte di piano, saranno illustrati durante il piano programmato per il 19 marzo 2026, ma Descalzi evidenzia come i business della transizione, «Enilive e Plenitude, abbiano generato crescita e valore rilevanti, contribuendo a diversificare ulteriormente e consolidare i risultati del gruppo. In un mercato sfidante hanno beneficiato della resilienza dei nostri modelli integrati, ottenendo una valorizzazione di oltre 23 miliardi».

In merito al tema delle società satellite e in vista della probabile riconferma di Descalzi al vertice per il suo quinto mandato, l'ad ha ipotizzato che nella strategia futura «ci saranno nuovi satelliti che potrebbero anche riguardare le tecnologie che svilupperemo e i nostri successi nell'esplorazione».

Per il 2026 Eni stima una crescita della produzione di idrocarburi, investimenti lordi attesi a 7 miliardi, investimenti netti a circa 5 miliardi. E prepara il ritorno in Venezuela.

Per quanto riguarda la transizione Descalzi conferma l'impegno su fusione nucleare, batterie, data center, cattura della Co2 ed esplora possibilità nel settore dei minerali critici. Ieri in Piazza Affari il titolo del gruppo petrolifero ha chiuso in rialzo del 2,5% a 19,36 euro.

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