Apparentemente tutto sembra procedere secondo i piani. Il gruppo Fastweb+Vodafone, guidato in Italia dal ceo Walter Renna, in seguito alla presentazione dei dati trimestrali, ha parlato di un «processo di integrazione industriale e commerciale» che è «proseguito secondo i tempi e le modalità previste», anzi superiore ai target. La verità però sembra più complicata. Quando il gruppo svizzero Swisscom (proprietario di Fastweb) aveva acquistato le attività italiane di Vodafone, alla fine del 2024, le promesse erano per sinergie da 600 milioni di euro all'anno. Nel 2026 l'integrazione dovrebbe quindi entrare nel vivo, per arrivare a completarsi nel 2029. Il fatto è che per il momento l'obiettivo è lontano e l'azionista Swisscom vorrebbe che si accelerassero le operazioni per centrare il difficile obiettivo di 300 milioni di efficienze per quest'anno: alla fine del 2025, infatti, sono state raggiunte sinergie «pari a 95 milioni di euro derivanti principalmente dal processo di migrazione delle Sim mobili Fastweb su rete Vodafone Italia». Dal trasferimento dei clienti è attesa quasi la metà delle sinergie, ma c'è ancora molta strada da fare per trasferire 4-5 milioni di clienti senza intasare la rete di Vodafone che nel frattempo dovrà essere adeguata. Allo stesso modo Fastweb e Vodafone sono ancora marchi separati, sebbene esista una società unica dall'inizio di quest'anno anche se è un traguardo raggiunto con sei mesi di ritardo. A riguardo, il ceo della capogruppo Swisscom, Christoph Aeschlimann, ha detto sul nuovo nome della compagnia «ci stiamo lavorando. Discuteremo a tempo debito». Una palla scagliata in tribuna che la dice lunga sulle difficoltà che il gruppo sta incontrando nell'integrazione.
La stessa armonizzazione delle offerte su fisso e mobile è avvenuta in tempi relativamente recenti, prima erano formalmente in competizione e questo portava più che altro costi se un cliente passava da un marchio all'altro. Ora si è arrivati a un'offerta «super convergente» che comprende un pacchetto di servizi, comprensivo di quelli energetici, a prezzo competitivo. A oggi, l'unica vera differenza rispetto al periodo pre-acquisizione è che gli operatori hanno smesso di farsi concorrenza tra loro anche se tuttora hanno punti vendita separati.
La rimanente parte dei benefici da fusione deriva dall'integrazione operativa e dalla razionalizzazione delle funzioni interne. Alcune di queste erano gestite con accordi di management dalla capogruppo britannica di Vodafone, come l'ufficio acquisti che veniva gestito centralmente. Proprio in questo delicato processo si stanno incontrando le maggiori difficoltà e resistenze interne: è vero che Vodafone è stata acquisita, ma rispetto a Fastweb ha un brand molto più forte per lo meno nella telefonia mobile. Mettere insieme due gruppi con tanti dipendenti (circa 7mila) vuole anche dire rimuovere le duplicazioni di responsabili e cercare il più possibile un efficientamento tra le divisioni comparabili. Secondo alcune fonti, che il gruppo non conferma, si cercherebbe nel medio termine di ridurre il personale di circa il 10%.
Le fusioni, del resto, sono da sempre portatrici di timori sul fronte occupazionale, per cui non è difficile pensare che questo stia portando qualche rallentamento di troppo nell'integrazione.Nei conti divulgati durante la scorsa settimana, i ricavi di Fastweb+Vodafone si sono attestati a circa 7,29 miliardi, in calo dell'1,1% rispetto a quanto fatto l'anno prima.