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Ferretti parla solo cinese. Incombe il Golden Power

Addio polemico di Galassi, Ferrari e Domenicali

Ferretti parla solo cinese. Incombe il Golden Power
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La battaglia navale per il controllo di Ferretti si è conclusa, almeno per il momento, con una vittoria schiacciante del colosso cinese Weichai. L'assemblea degli azionisti, svoltasi ieri mattina in un clima a dir poco teso e a porte chiuse, ha sancito un cambio della guardia che sa anche di cambio di bandiera. La lista presentata da Ferretti International Holding - il veicolo di Weichai - ha ottenuto il 52,3% dei voti, contro il 47,4% della sfidante ceca Kkcg.

Il risultato rappresenta un vero e proprio maremoto per la società che vede l'uscita di scena, dopo 12 anni, di Alberto Galassi. Il nuovo board sarà a forte trazione asiatica, con 8 consiglieri tratti dalla lista Weichai e uno da quella di Kkcg Komarek. Tan Ning è il nuovo presidente, mentre le deleghe da amministratore delegato sarebbero nelle mani di Stassi Anastassov. Dato interessante, stando agli atti dell'assemblea degli azionisti, risulta che i voti a Weichai arrivano da entità solo cinesi e riconducibili alla società stessa, mentre a favore del gruppo ceco si sono espressi 40 soggetti di nazionalità differenti.

Ma a pesare come un macigno sul futuro del gruppo della nautica di lusso non è solo il cambio di management, quanto la spaccatura interna che ha portato alle dimissioni polemiche di due pilastri: Piero Ferrari e Stefano Domenicali.

Ferrari ha spiegato di aver lasciato l'incarico con «frustrazione e delusione». Nel mirino, ha detto, ci sarebbe stata «una strategia volta a ostacolare la discussione» e «una certa arroganza» durante il processo dell'Opa. Parole durissime che fanno eco alla posizione di Kkcg Maritime, che ha ufficialmente contestato l'integrità del processo deliberativo. Secondo il gruppo ceco, infatti, Weichai avrebbe agito in violazione degli obblighi informativi, ma soprattutto avrebbe ignorato un passaggio fondamentale: la notifica al Golden Power.

In tal senso, la battaglia non è solo navale, ma si sposta nelle stanze del governo. Ferretti, oltre a essere un'icona del lusso italiano, è un'azienda che detiene asset strategici per la difesa nazionale attraverso la sua Security Division, che progetta unità militari. Kkcg sostiene che Weichai, in qualità di azionista di controllo non europeo, fosse tenuto a notificare i mutamenti di governance. Tornando ai fatti emersi nei giorni precedenti, infatti, sembra che la controllata di stato cinese, indirettamente, avrebbe orchestrato una manovra di rastrellamento silenzioso.

Sfruttando veicoli non ufficialmente collegati, i cinesi avrebbero accumulato quote sotto la soglia del 3%, quella che per la Consob e i regolatori fa scattare l'obbligo di trasparenza, arrivando a controllare di fatto quasi il 48% dei diritti di voto, includendo il 39% ufficialmente detenuto da Weichai.

Se il governo dovesse riscontrare irregolarità, l'intera operazione di conquista cinese potrebbe arenarsi

contro il muro normativo posto a difesa dell'interesse nazionale, trasformando la vittoria di Weichai in un pericoloso boomerang legale. Insomma, la battaglia finale per il colosso degli yatch forse comincia proprio ora.

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