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Lavazza, con Boosta il caffè filtro diventa rito d’ascolto

Con Filtro Canal Grande l’azienda torinese porta il rito della bevanda scura verso preparazioni più lente e sensoriali. A raccontarlo è la collaborazione con il musicista Davide Dileo, che trasforma i suoni dell’estrazione filtro in una performance musicale

Lavazza, con Boosta il caffè filtro diventa rito d’ascolto

C’è un tempo per bere il caffè e un tempo per ascoltarlo. È su questo incontro tra rito quotidiano, percezione sensoriale e dimensione sonora che Lavazza costruisce il lancio di Filtro Canal Grande, nuova referenza della collezione Tales of Italy dedicata alle estrazioni lente. A raccontarlo è anche il rinnovato sodalizio con Davide Dileo, in arte Boosta: pianista, compositore, produttore e co-fondatore dei Subsonica, già protagonista con Lavazza del progetto 130 Coffee Beats, nato per celebrare i 130 anni del marchio attraverso i suoni del mondo del caffè.

Questa volta al centro non c’è l’espresso, ma il tempo più disteso della preparazione filtro. Il rumore dell’acqua, il vapore, i chicchi, l’estrazione diventano materia musicale, elementi di una performance sonora che trasforma un gesto abituale in composizione. La musica, come il caffè filtro, richiede attenzione, attesa, ascolto. E proprio in questa sospensione Lavazza individua una nuova forma di ritualità, più lenta e consapevole, capace di intercettare abitudini di consumo in evoluzione.

Il lancio si inserisce in un contesto in cui il caffè non è più soltanto una pausa rapida, ma sempre più un’esperienza da costruire. Secondo i dati riportati dall’azienda, il 45% dei giovani attribuisce grande valore alla possibilità di sperimentare nuove modalità di consumo del caffè. Preparazioni più lente dell’espresso, capaci di valorizzare le caratteristiche aromatiche delle miscele, trovano spazio anche in luoghi come i listening bar, dove musica, design e convivialità si intrecciano in un’esperienza intima e contemporanea.

«Negli ultimi anni la dimensione esperienziale ha assunto un peso sempre più rilevante, soprattutto tra i giovani», spiega Marco Barbieri, Marketing Director Italy di Lavazza. Il caffè, osserva, non viene più percepito solo come un momento veloce, ma come «un momento di piacere» a cui dedicare tempo e consapevolezza. Non solo tempo, però: anche spazio. Uno spazio personale, un “me time” dentro la giornata, ma anche un’occasione di condivisione, in cui il rito del caffè diventa parte di un contesto più ampio.

È qui che si inserisce la scelta di lavorare sul filtro. Tales of Italy era nata per reinterpretare e contemporaneizzare l’espresso italiano, con quattro miscele dedicate a grandi città italiane. Con Filtro Canal Grande, Lavazza allarga il campo a una modalità di estrazione diversa, meno legata alla tradizione italiana ma sempre più presente nei consumi internazionali. «Il filtro dilata il tempo e permette di vivere con maggiore consapevolezza una pausa più ampia», sottolinea Barbieri. Una proposta che intercetta trend nati soprattutto negli Stati Uniti e sviluppati nel Centro e Nord Europa, ma che Lavazza prova a rileggere restando fedele alla propria identità italiana.

La nuova miscela, pensata per il mondo professionale e per le preparazioni lente, si ispira all’atmosfera delle storiche caffetterie veneziane. Filtro Canal Grande propone note aromatiche di cioccolato e nocciola tostata, con un gusto rotondo ed elegante. È composta da 100% Arabica proveniente da piantagioni certificate Rainforest Alliance ed è studiata per estrazioni sia calde sia fredde. Proprio la doppia possibilità di preparazione amplia le occasioni di servizio: l’estrazione a freddo, in particolare, consente di far emergere profumi e aromi diversi, rispondendo a un pubblico interessato a modalità di consumo personalizzate e meno codificate rispetto alla tazzina tradizionale.

Anche i momenti di consumo si allargano. La colazione resta il momento centrale del caffè, ma la ricerca di ritualità più distese apre a nuove occasioni: dalla pausa mattutina al dopo pranzo, fino al pomeriggio. In parallelo, l’evoluzione dei luoghi della socialità urbana offre al caffè nuovi contesti. I listening bar, già diffusi nelle grandi città europee e globali, diventano per Lavazza un esempio di come il consumo possa intrecciarsi con l’ascolto, il design, l’ambiente e la relazione con gli altri.

Alla componente sensoriale si lega quella artistica. Per raccontare questa nuova ritualità, Lavazza ha coinvolto Boosta in una performance costruita a partire dai suoni della preparazione filtro. Per il musicista, il filtro è un’immagine che appartiene tanto alla musica quanto al caffè: è ciò che permette di far emergere l’essenziale. Acqua, vapore, chicchi ed estrazioni diventano ingredienti musicali, costruendo un ritmo naturale che accompagna la degustazione e ne amplifica il significato.

Per Boosta, il bisogno di lentezza non riguarda soltanto il caffè. Riguarda anche la musica e il modo in cui oggi si ascolta. «Serve un ascolto più lento, perché la lentezza consente di andare più a fondo». Il rischio, osserva, è che la velocità con cui si può cambiare brano o scorrere contenuti con un gesto del pollice renda più difficile innamorarsi davvero di ciò che si ascolta. La musica, invece, quando viene scelta e vissuta con presenza, diventa memoria: una colonna sonora capace di fissare pensieri, emozioni e ricordi.

Il filtro, in questo senso, diventa anche una metafora del suo modo di fare musica oggi. Selezionare, distillare, mettere a fuoco: per Boosta sono azioni sempre più necessarie in un tempo saturo di stimoli. «Il mondo è pieno di cose molto belle», spiega, ma proprio per questo occorre scegliere, dare valore, dedicare attenzione. In questa grammatica dell’ascolto un ruolo centrale lo ha anche il silenzio: «Il silenzio è tutto», dice. È il foglio bianco, lo spazio che permette a una voce di essere ascoltata, la pausa che dà valore a un discorso. Nella musica, aggiunge, è parte fondante della scrittura.

La collaborazione si innesta su un rapporto già avviato tra il musicista e Lavazza. Con 130 Coffee Beats, Boosta aveva dato vita a un dialogo tra pianoforte e macchina da caffè storica, trasformando rumori e meccanismi della preparazione in una traccia sonora. Ora l’attenzione si sposta sulla modalità filtro, più lenta e rarefatta, coerente con un’idea di consumo che privilegia la qualità dell’esperienza e il tempo dedicato all’ascolto.

Per Barbieri, il punto è riuscire a parlare linguaggi contemporanei senza snaturare il marchio. Un brand deve rimanere fedele a se stesso e alla propria autenticità, ma al tempo stesso deve saper osservare ciò che accade fuori, intercettare i trend e trovare forme nuove per dialogare con i consumatori. In questo senso il mondo della musica, dei listening bar e dell’ascolto diventa un territorio affine: un modo per raccontare il caffè non solo come prodotto, ma come esperienza culturale.

Filtro Canal Grande arricchisce così il percorso di Tales of Italy, la collezione dedicata ai professionisti che rinnova le ricette dei grandi classici

della caffetteria italiana attraverso profili aromatici contemporanei. Le quattro referenze — Galleria, Canal Grande, Trastevere e Riviera di Chiaia — si ispirano rispettivamente a Milano, Venezia, Roma e Napoli.

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