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Poste rilancia sul risiko. "Tim sarà aggressiva"

Del Fante: "Operazione sul tavolo da 5 anni porterà valore ai soci. Il brand sarà tutelato"

Poste rilancia sul risiko. "Tim sarà aggressiva"
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Da un lato c'è l'operazione di sistema, dall'altra c'è un futuro ancora tutto da scrivere. Lo spiega in conferenza stampa l'amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante (in foto), che all'indomani dell'Offerta pubblica di acquisto e scambio su Tim annuncia che la società delle telecomunicazioni sarà «più aggressiva» sul fronte del consolidamento del settore. Tradotto: il nuovo corso continerà a puntare su un grosso matrimonio con un altro operatore delle tlc. Tim «non sarà quotata in Borsa ma l'operatore nelle tlc sarà presente», la società rimarrà «stand alone e l'iconico brand sarà protetto».

L'affondo di Poste è nato cammin facendo, con l'ingresso nel capitale di Tim a febbraio del 2025. Un investimento che ha premiato, considerando che il titolo si è apprezzato del 107% solo nell'ultimo anno. Da lì, l'idea di andare oltre. E magari sfruttare una finestra di mercato con valutazioni favorevoli, seguite dallo smottamento post guerra Iran. Ne esce un'esperimento senza precedenti: un gruppo da 26,9 miliardi di ricavi, 150mila dipendenti, una gamma di attività che va dai pacchi, passando per i prodotti finanziari, la telefonia, i prodotti energetici fino al cloud con 18 data center a disposizione. Un conglomerato che passa dai 13mila uffici postali presenti in ogni angolo del Paese. Il tutto sotto stretto controllo pubblico, visto che il 50% del capitale del futuro gruppo sarà sotto il controllo al 27,2% di Cassa depositi e prestiti e al 22,8% del ministero dell'Economia. Secondo i vertici di Poste, il processo di integrazione non dovrebbe incontrare particolari intoppi anche dal punto di vista autorizzativo. L'Opas totalitaria su Tim «sarà ovviamente notificata all'Antitrust», ma «non ci sono rischi», ha assicurato il ceo di Poste italiane. Le condizioni di efficacia dell'offerta di Poste su Tim dovrebbero includere il raggiungimento di una partecipazione di almeno il 66,67% del capitale. In un'operazione che dovrebbe concludersi entro l'ultimo trimestre di quest'anno. Difficilmente ci sarà un rilancio, mentre i sindacati e la politica plaudono all'operazione.

«Una nuova politica dei dividendi competitiva sarà annunciata con il nuovo business plan dopo il completamento dell'operazione», ha dichiarato Camillo Greco, responsabile amministrazione, finanza e controllo di Poste. La vera domanda, ora, sul versante di Tim è cosa farà l'amministratore delegato Pietro Labriola. Del Fante ha riconosciuto il suo lavoro, raccontando che il dossier Tim era sulla sua scrivania già da 5 anni e solo la «cura Labriola» ha reso possibile realizzare l'operazione attraverso la vendita della rete a metà 2024. Tim, inoltre, è una società che è ormai tornata in utile e sta riducendo un debito sceso sotto la soglia dei 7 miliardi. La mano tesa verso l'attuale timoniere di Tim c'è, è chiaro però che a voler proseguire bisogna essere in due. «La combinazione crea un valore significativo per tutti gli azionisti attraverso ricavi incrementali e risparmi di costo chiaramente identificabili, maggiore scala e leva operativa, un mix di business diversificato, resiliente e generatore di cassa», spiega Del Fante. Tra i piatti forti ci sono quelle 700 milioni di sinergie annue. Alcune funzioni verranno integrate come il customer care, la centrale acquisti, il marketing e la comunicazione. Mentre Poste Mobile sarà fusa in Tim.

Il cda della ex telco si è limitato ad avviare il processo di valutazione dell'offerta «nell'interesse della società e dei suoi azionisti». Ieri, intanto, Tim è balzata del 4,6% a 0,60 euro portandosi vicina alla soglia d'Opas a quota 0,63 euro mentre Poste è scesa del 6,8% a 19,98 euro.

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