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Stellantis, nessuna stretta per gli stabilimenti italiani

Il responsabile europeo Cappellano: "Per il nostro Paese si rafforzano gli investimenti". Ma resta il rebus Cassino

Stellantis, nessuna stretta per gli stabilimenti italiani
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Il taglio di 800mila veicoli di capacità produttiva europea che Stellantis ha annunciato «non riguarderà gli stabilimenti italiani». Così, ieri a Mirafiori, in un incontro con la stampa, il responsabile per l'Europa di Stellantis, Emanuele Cappellano, ha chiarito uno dei temi rimasti in sospeso dopo la presentazione del piano industriale 2026-2030 del 21 maggio scorso a Detroit. Cappellano ha fatto il punto su cosa prevede il piano del gruppo per i marchi e le fabbriche italiane, senza però eliminare tutti i punti interrogativi. Che potrebbero trovare risposte nei due imminenti incontri che il Ceo di Stellantis, Antonio Filosa, ha in agenda a Roma: il 15 giugno prossimo con i sindacati, e il 17 in audizione al Parlamento. Due appuntamenti che segnano l'inizio di una nuova fase: «Con i sindacati - ha detto Cappellano - c'è un rapporto proficuo» ed è essenziale agire «all'unisono con tutti gli stakeholder: sindacati, fornitori, concessioni e istituzioni. Stiamo cercando di rafforzare i rapporti dopo un periodo in cui non siamo stati molto aperti al dialogo».

Riguardo a produzione e brand, Cappellano ha confermato il piano di investimenti per l'Italia da 2 miliardi, che anzi «si rafforza». E ha citato il potenziamento dello stabilimento di Melfi, che dal 2028 sfornerà una nuova Alfa Romeo, finora non prevista, e di quello di Pomigliano dove, sempre nel 2028, partirà la produzione di almeno due modelli sulla piattaforma e-car, per auto elettriche di piccole dimensioni, le prime «economiche» (da vendere sotto i 15mila euro). Non si sa però ancora né quali saranno i brand (a Detroit si è parlato di Fiat e Citroen, ma non è stata specificata la fabbrica e Cappellano non ha ieri confermato nulla), né con quale partner industriale saranno prodotti, se cinese o meno: al momento il gruppo non prevede collaborazioni in Italia analoghe a quelle avviate in Spagna o Francia con i cinesi di Leapmotor e Dongfeng, mentre le joint venture con Jaguar e Tata sono pensate soprattutto per Usa e India.

Tra le incognite, quella più grande resta il futuro del sito di Cassino, su cui Cappellano ha di nuovo rinviato tutto a dicembre, quando sarà presentato il piano Maserati, nell'ambito del polo del lusso. Idem per Giulia e Stelvio, le due Alfa Romeo più diffuse ma in attesa di un rinnovamento: per loro il manager ha assicurato un futuro («non abbiamo intenzione di ridurre la gamma») senza però fornire altri dettagli: del segmento D «ne parleremo entro dicembre». C'è poi il capitolo Mirafiori, Vard, la controllata norvegese del gruppo Fincantieri (in foto l'ad Pierroberto Folgiero), ha firmato un contratto con l'organizzazione di ricerca statunitense Inkfish per la progettazione e costruzione di una innovativa nave da ricerca per acque profonde. Il valore dell'ordine ammonta a circa 700 milioni di euro.

lo stabilimento torinese al centro delle preoccupazioni dei sindacati. Oggi Mirafiori sforna la Fiat 500, ibrida ed elettrica. Ebbene, sul target delle 100mila unità indicato per la 500, Cappellano ha spiegato che «dipende dalla dinamica di mercato. Non so dire se raggiungeremo l'obiettivo. La domanda, nei primi tre mesi, è stata per 15mila unità». Per il futuro «la missione produttiva è quella attuale, poi vedremo se ci saranno altri sviluppi. Al momento confermiamo il piano attuale e non ci sarà alcuna riduzione della capacità produttiva».

Dopodiché Cappellano tiene a precisare che «Mirafiori non è semplicemente una linea di produzione di un modello, si sta gradualmente trasformando in un hub con attività molto diverse tra loro; circular economy, il battery tech center, l'headquarter europeo con la palazzina centrale che dovremmo riaprire nel 2027».

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