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Stellantis svela il Piano: 60 miliardi di investimenti

Il ceo Filosa annuncia 60 nuovi modelli entro il 2030. Ma in Europa riduce la produzione di 800mila unità

Stellantis svela il Piano: 60 miliardi di investimenti
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Quello presentato da Stellantis è un piano strategico quinquennale, battezzato «Fastlane 2030», da 60 miliardi. Accelerare crescita e redditività, semplificare il modello operativo e indirizzare il capitale verso le aree a maggiore rendimento: questi gli obiettivi da raggiungere grazie a una gestione più mirata dei marchi, investimenti in piattaforme e tecnologie globali, partnership, ottimizzazione dell'impronta industriale, eccellenza nell'esecuzione e rafforzamento delle regioni. A marchi e prodotti (entro il 2030 oltre 60 novità e 50 restyling) sono destinati 36 miliardi, i restanti 24 riguarderanno le tre piattaforme globali, le motorizzazioni e le nuove tecnologie. Il piano prevede 29 vetture elettriche, 15 plug-in o ad autonomia estesa, 24 ibride senza spina e 39 fra termiche o mild hybrid.

«Si tratta di un piano ambizioso, ma realistico - il giudizio del presidente John Elkann - ed è basato sulla responsabilità e su una profonda conoscenza dei mercati. Coglieremo le opportunità con creatività, energia e sempre con disciplina».

Fiat, Jeep, Ram e Peugeot, come già anticipato, diventano i 4 marchi globali e destinatari, insieme a Pro One (furgoni), del 70% degli investimenti in brand e prodotti. Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Citroën e Opel saranno, invece, marchi regionali, mentre Ds e Lancia verranno gestiti rispettivamente da Citroën e Fiat. Nei piani del ceo Antonio Filosa c'è il rafforzamento di Maserati, brand corteggiato da aziende emiratine e cinesi. Entro dicembre il Tridente avrà una strategia di rilancio. Nessun accenno, al momento, sul futuro di Abarth. Guardando agli impianti italiani, E-car destinate a Pomigliano dal 2028 a parte, non si sono avute altre novità e, come previsto, il futuro di Cassino resta un'incognita («diverse alternative e negoziazioni sono in corso con vari soggetti», è stato riferito). Informazioni più precise potrebbero arrivare nelle prossime settimane quando i sindacati incontreranno il capo europeo Emanuele Cappellano e il 17 giugno al termine dell'audizione di Filosa alla Commissione attività produttive della Camera.

A preoccupare i sindacati, nonostante le rassicurazioni del gruppo («per l'Italia il lavoro arriverà», il messaggio del ceo), è la decisione di ridurre di 800mila unità la capacità in Europa attraverso riconversioni, come Poissy in Francia, e partnership tra Madrid, Saragozza e Rennes. L'obiettivo è aumentare l'utilizzo degli impianti dal 60% all'80% entro il 2030, preservando i livelli occupazionali. Negli Usa l'aumento della produzione dovrebbe invece portare l'utilizzo della capacità all'80% nel 2030. Stellantis lancia anche la sfida sulla riduzione dei tempi di sviluppo di un veicolo (da 40 a 24 mesi) con la generazione di risparmi annui di 6 miliardi entro il 2028. Ribadita, insieme alla centralità del cliente, quella delle partnership (Dongfeng, Leapmotor e l'indiana Tata Motors) e a beneficio di capacità interne e time-to-market.

Il Nord America punta a un +25% di ricavi, un margine Aoi dell'8-10%, con 11 nuovi modelli, 7 sotto i 40mila dollari e 2 a meno di 30mila, e +35% di volumi.

Per l'Europa si stima un +15% di fatturato, un margine Aoi del 3-5% e 50 tra nuovi modelli e restyling. Male le azioni Stellantis in Borsa, arrivate a perdere oltre l'8% (5,99 euro). In chiusura il recupero a 6,31 euro (-2%).

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