Dopo 15 anni Massimo Ferrari lascia Webuild, il più grande general contractor italiano nato dall'unione di Salini e Impregilo. Una risoluzione consensuale quella con il direttore generale e dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari che non mette però un punto definitivo tra le parti. Per ora si tratta di una separazione graduale. Ferrari che ha preso questa decisione per «ragioni personali e legate a nuovi progetti di vita e professionali» continuerà ad essere consulente del gruppo per i prossimi tre anni.
Una garanzia di continuità per il general contractor alle prese con le sfide internazionali e progetti delicati come quello del Ponte sullo Stretto. Nonostante ciò, il titolo ha accusato il colpo in Borsa: l'azione ha perso il 2,6% a 2,48 euro. Una reazione prevedibile alla luce dello storico ruolo e delle competenze del manager, pilastro negli anni della crescita internazionale di Webuild. La risoluzione, spiega una nota, avrà effetto dal 30 settembre 2026, successivamente all'approvazione dei conti semestrali «al fine di garantire la piena continuità operativa e un ordinato passaggio delle responsabilità». Il rapporto tra la società e Ferrari si conclude in un clima di «piena collaborazione e reciproca soddisfazione, al termine di quasi quindici anni di comune percorso professionale durante i quali il manager ha contribuito in modo significativo allo sviluppo e al rafforzamento del gruppo», spiega una nota. Nell'ambito dell'accordo sono previsti impegni di non concorrenza; obblighi di lock-up relativi alle azioni detenute e impegni di non sollecitazione del personale.
L'incarico di consulenza non impedirà a Ferrari di poter affrontare nuove sfide professionali con un occhio di riguardo ad un gruppo, l'Ac Milan, dove Ferrari non esclude di poter essere coinvolto. Il manager, che tra il 2020 e il 2022 è stato membro del cda della società di calcio, spiega al Giornale che non «c'è ancora nessuno accordo», ma che con il suo profilo potrebbe «fare la differenza nella gestione di gruppo che non è solo un team di calcio, ma è di fatto un'azienda complessa dal punto di vista economico tra sponsor, ingaggi e diritti tv». D'altra parte è bene ricordare, per i più scaramantici e fedelissimi rossoneri, che quando Ferrari era in cda il Milan è tornato in Champions League dopo sette anni di assenza. Consigliere di amministrazione in Cairo Communication Ferrari è stato anche membro de cda di Tim ed Equita.
Nel suo regno in Webuild accanto a Pietro Salini, Ferrari ha trasformato il gruppo da grande impresa italiana di costruzioni a uno dei principali gruppi mondiali nelle infrastrutture complesse. Acquisizioni, internazionalizzazione e grandi opere pubbliche hanno contribuito a una crescita forte ma controllata: oltre il 90% dei ricavi arriva da Paesi a basso rischio e il gruppo ha due controllate molto profittevoli nel mercato americano e in quello australiano.
Il tema futuro
sarà quello di gestire una crescita enorme senza perdere margini, controllo dei rischi e reputazione. Webuild ha un portafoglio ordini gigantesco, 58 miliardi a fine 2025, e una pipeline commerciale vicina ai 100 miliardi.