La propaganda dei bengalesi non si ferma nemmeno durante il silenzio elettorale con due casi eclatanti che Il Giornale è in grado di ricostruire. Il primo riguarda il video di un cittadino, non in possesso della cittadinanza italiana e titolare di un’attività della zona, che in prossimità del seggio andava in giro con il fac-simile della scheda spiegando nel dettaglio il candidato da scegliere, che in questo caso corrispondeva a Clark Manwar, imprenditore della zona appartenente alla lista “Venezia è tua”. Tutto ciò è costato al bengalese almeno un’ora e mezza di interrogatorio presso la caserma dei carabinieri, che hanno peraltro acquisito il video in quanto ritenuto centrale per dimostrare l’attività che gli appartenenti alla comunità stavano svolgendo.
Anche perché, tra Mestre e Venezia la popolazione islamica può contare su circa 30mila persone, di cui almeno la metà sono bengalesi: un bacino fondamentale che si è mobilitato in modo talmente dirompente da lasciare basiti i cittadini del capoluogo del Veneto. Ma c’è di più, perché anche un candidato (non quindi un qualunque esponente della comunità), ovvero Nemal Chowdhury, della lista “Tutta la città insieme” a sostegno del candidato sindaco del Pd, si è fatto fotografare all’interno del seggio mentre segnalava la propria lista.
Una chiara indicazione di voto che non solo viola il silenzio elettorale, ma rappresenta un illecito, soprattutto perché questa serie di fotografie è poi circolata su diversi profili della comunità, che invitavano a sostenerlo e recarsi alle urne. C’è il rischio che i voti in alcuni seggi vengano invalidati? Le elezioni della città lagunare ci “regalano” un precedente alquanto preoccupante.