Balmain, dalle pop star alle première dame

Dirige la Maison dal 2011. Spalline, paillettes e abiti attillati: le sue collezioni si ispirano agli anni '80

Angelo Ruggeri

«Una moda per donne sicure di sé, diverse tra loro, che stanno cambiando il mondo e che combattono contro i pregiudizi per essere più forti domani». Dritto all'obiettivo, senza se e senza ma. Con queste parole, Olivier Rousteing racconta la visione della maison francese che dirige dal 2011. Trentunenne, nato a Bordeaux, cresciuto in un orfanotrofio e adottato da una coppia francese quando aveva cinque mesi, è un enfant prodige della moda internazionale, oltre a essere un vero e proprio influencer, con quasi 5 milioni di seguaci su Instagram. Gli abiti della sua Balmain sono sensuali, eleganti e sono amati dalle donne di tutto il mondo, comprese le celebrità. Kim Kardashian e sorelle, inclusa la madre Kris Jenner di 62 anni (portati splendidamente), per esempio, posseggono una collezione infinita di abiti e tailleur disegnati da Rousteing. Alcuni di essi, realizzati come pezzi unici. Anche Beyoncé ha scelto Balmain per il concerto al festival di Coachella e Brigitte Macron più volte, è stata fotografata in completi griffati dalla maison d'Oltralpe.

Quando ha conosciuto la First Lady di Francia?

«Alla cena di gala con i miei colleghi designer organizzata dal Presidente Macron al Palazzo dell'Eliseo ai primi dello scorso marzo. Era seduta di fronte a me. Da allora, mi chiede spesso i capi da indossare. Lei è moderna, va controcorrente e, soprattutto, sta bene con tutto».

E Beyoncé?

«Vestirla per Coachella, insieme con tutti i ballerini, è stato un grande lavoro. Lei è perfezionista e determinata: ci siamo trovati benissimo. Pensa che mi chiamava su Facetime la mattina, in accappatoio, per parlare dei look dello spettacolo».

Recentemente Balmain ha inaugurato il suo primo monomarca italiano, una sorta di hôtel particulier in via Montenapoleone. Cosa rappresenta per lei Milano?

«È una città molto importante, dove sono cresciuto, anche professionalmente. Amo l'Italia, perché è il Paese della cultura, dell'amore. Qui è nata una delle mie più belle storie d'amore. A 17 anni e mezzo sono partito dalla Francia e sono giunto a Roma, nel mondo dell'alta moda, dove ho trovato lavoro, amici e grande ispirazione».

E questa storia d'amore «all'italiana» continua ancora?

«Purtroppo no. Ma è rimasto l'amore per l'arte, il design e l'architettura».

Come sono le clienti italiane di Balmain?

«Hanno diverse età: dalla ragazza 25enne che vuole la sua giacca a doppio petto alla donna di 50 anni che desidera lo stesso modello ma più prezioso; dalla giovane che vuole il suo mini abito ricco di strass luccicanti alla signora che è alla ricerca di una tuta morbida, comoda ma preziosa. C'è la donna che vuole essere sexy a tutti i costi e quella che vuole vestire minimal, ma tutte hanno in comune l'amore per il lusso».

E i clienti uomini?

«Vale la stessa cosa. Sono calciatori, ma anche studenti di scuole di moda».

Come rimane in contatto con loro?

«Con i social network, tra tutti Instagram. Amo vedere cosa acquistano e mettere like alle loro foto. Per me è importante avere un rapporto stretto e diretto con i clienti. Sono loro che fanno la moda oggi, non il front-row».

Lei è sempre connesso: il recente scandalo di Mark Zuckerberg e Cambridge Analytica l'ha spaventata?

«Certo, ma dobbiamo essere critici. Penso che i social network siano una piattaforma che permette di raggiungere il mondo in una maniera nuova, per parlare con il pubblico. Bisogna solo metterci più attenzione e capire tutte le regole».

Nel sistema moda, oltre alla bravura ci vuole anche un pizzico di fortuna?

«No, non esiste la fortuna in questo mondo, bensì esiste l'incoscienza. A volte, il non essere cosciente di quello che fai, soprattutto delle paure e delle responsabilità che dovresti avere, aiuta a farti crescere velocemente e a non avere sempre dubbi di quello che piacerà o no alle persone. L'unica persona che ti può aiutare a crescere sei tu».

Si reputa fortunato?

N«o, mi reputo una persona che ha creato la propria fortuna. Può esistere la tua stella, certo, ma non basta: devi saperla utilizzare».

Tutte le sue collezioni profumano di anni Ottanta: spalline importanti, paillettes e abiti attillati. Come mai è così legato a questo decennio, nonostante la sua giovane età?

«C'erano meno codici da seguire e le rockstar come Michael Jackson, Prince e David Bowie hanno insegnato molto bene questa libertà. La femminilità e la mascolinità erano mixate insieme. La musica era molto potente, colpiva dritta nel segno e lottava per la sessualità, l'indipendenza, per salvare il mondo, come dei veri supereroi. C'era voglia di rivoluzione. La moda era ed è, per me, voglia di esprimersi e di combattere per un'ideale. A colpi di glamour».

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