Balotelli, non andare in nazionale

La provocazione: una nazionale che promette poco, un ct che non lo ama e uno spot antirazzista. Ecco tutte le controindicazioni che dovrebbero spingere Balotelli a non andare in Sudafrica

Balotelli, non andare in nazionale

C’è una sola ragione per dare ragione a Marcello Lippi sul caso Balotelli: tenerlo nell’under 21 per aiutarla a raggiungere la qualificazione alle Olimpiadi. Direte: la qualificazione olimpica conta meno di un mondiale. Vero, ma non dimentichiamo che la nazionale di Lippi è campione del mondo per caso (e con fortuna) e difficilmente ripeterà l’impresa. Anzi, solo un miracolo... le farà superare i quarti.

Ed allora la domanda sul futuro di Balotelli dev’essere un’altra: gli conviene giocare il mondiale in questa Italia? Il nazionalismo da cuore in mano, e guai a chi non dice «Dio, patria e famiglia», potrebbe inorridire al pensiero di una risposta negativa. Ma razionalità, buon senso e realismo dicono che Balotelli farebbe meglio a starne lontano, attendere il prossimo ct e magari resettarsi nel carattere. Il caso è chiaro: perché mai un giocatore deve rischiare qualcosa del suo futuro per un allenatore che non lo vuole, lo tiene lontano solo per problemi caratteriali (se fosse una valutazione tecnica, sarebbe meglio togliergli subito la panchina) e per non avere rotture... personali e nello spogliatoio? Lippi ha usato le stesse valutazioni per Cassano e l’ha vinta. Qui sarebbe meglio vincesse Balotelli, ma a posteriori e a futura memoria.

Questa squadra può essere solo una trappola: ha poche chances di fare dignitosa figura in Sudafrica. Non c’è sempre la buona stella a sovrintendere. Lippi sta puntando su un gruppo discutibile in partenza, con tante incognite e qualche giocatore bollito. Non tutti, nello spogliatoio, vedrebbero di buon occhio l’ingresso dell’interista: non dimentichiamo le ruggini con gli juventini. Se le cose andassero male, o malissimo, Supermario sarebbe uno dei primi sotto accusa: voluto a furor di popolo e non per intuizione del ct, eccessivo nel carattere, magari impiegato poco e male così da rimediare una figura da comparsa, più che da protagonista. C’è da immaginare la critica se si mangiasse un gol importante, se non riuscisse a calibrare una prestazione con qualche giocata fuori della norma. Si sprecherebbero le litanie dei lippiani: visto? Chi sarà mai? Tante parole e pochi fatti.
Fra l’altro, l’attuale ct non è Bearzot, uno che si è sempre preso le responsabilità, anche se lo sta seguendo sulla via della riconoscenza al gruppo campione. Dopo Spagna ’82, Bearzot non mollò nessuno dei suoi e tutto finì in un brutale capitombolo al mondiale del Messico ’86. Quando le storie si chiudono così, ne perdono tutti, ma soprattutto i calciatori più giovani e con meno pedigree. C’è il rischio di uscirne bruciati. E Balotelli dovrebbe correre anche questo rischio. Ne vale la pena? No. Inutile lottare per Lippi. Meglio farlo per l’Italia del futuro.

C’è poi un sussurro che dovrebbe togliere ogni incertezza. Abete, il presidente federale, sta facendo capire la sua voglia di vedere il bad boy nerazzurro in nazionale. Pensiero dietrologico che fluttua nell’etere: alla federazione potrebbe far piacere avere un ragazzo di colore in azzurro, ai mondiali sudafricani, per strappare ogni dubbio antirazzista. Bene, se così fosse, ma anche se non lo fosse, ecco un’ultima ragione perché Balotelli se ne resti a casa. Non c’è peggior razzismo di chi pensa al colore della pelle e non alla bravura tecnica.