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L'Italia resiste al pessimismo globale. In aumento Pil, salari e occupazione

Via Nazionale conferma le stime: economia solida

 L'Italia resiste al pessimismo globale. In aumento Pil, salari e occupazione
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La Banca d'Italia conferma le stime di crescita del Pil 2025 allo 0,6%, una dinamica destinata a proseguire anche nel 2026 e ad accelerare leggermente nel biennio successivo (+0,8 e +0,9% rispettivamente). In un'Europa che fatica - e che a Davos continua a essere descritta come l'anello debole dell'economia globale - non è un dato scontato. La crescita italiana poggia sulla domanda interna, sugli investimenti sostenuti dal Pnrr e su un terziario che continua a compensare le incertezze dell'industria.

Proprio dal World Economic Forum arriva però un clima decisamente più cupo. Il nuovo Chief Economists Outlook certifica che l'outlook globale è «leggermente migliorato ma rimane incerto»:

il 53% degli economisti si aspetta un peggioramento delle condizioni nel prossimo anno. Debito elevato, riallineamenti del commercio e tensioni geopolitiche alimentano quello che a Davos viene ormai percepito come un pessimismo strutturale. Il 67% degli economisti ritiene probabile che i governi ricorrano a «un po' più di inflazione e qualche aggiustamento fiscale» per gestire il peso del debito.

In questo quadro, l'Italia mostra una tenuta che spicca. Bankitalia segnala che nel quarto trimestre l'attività economica ha continuato a espandersi, trainata dai servizi alle imprese e da un recupero dell'industria dopo il rallentamento estivo. L'occupazione è tornata a crescere nei mesi autunnali e il tasso di disoccupazione si è ulteriormente ridotto. Anche l'inflazione, pur in lieve risalita, resta sotto controllo: nel 2025, ha rilevato l'Istat, i prezzi al consumo sono cresciuti in media dell'1,5%, un'accelerazione rispetto al 2024 ma lontana dagli shock degli anni passati. Il cumulato del quinquennio 2021-2025 si attesta al 17% (+24% il carrello della spesa).

Il Bollettino smentisce molte narrazioni allarmistiche

sul lavoro, a partire da quelle del segretario Cgil, Maurizio Landini. Nel comparto privato non agricolo le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,2%, vale a dire 1,5 punti percentuali in più dell'inflazione. I rinnovi «hanno interessato oltre quattro milioni di lavoratori, circa un terzo dei dipendenti del settore privato». È vero che «le retribuzioni reali restano inferiori ai livelli del 2021», soprattutto nei servizi, ma il recupero è in atto e procede più rapidamente nell'industria. Anche il wage tracker indica che nel 2026 la crescita salariale, pur rallentando, «rimarrà al di sopra dell'inflazione attesa».

Mentre a Davos domina la cautela e l'Europa viene osservata con scetticismo,

l'Italia appare meno fragile di quanto spesso si racconti: crescita moderata, prezzi sotto controllo, occupazione in aumento e salari che tornano a superare l'inflazione. Non un punto d'arrivo, ma una base da cui ripartire.

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