Michele Placido ha 79 anni. Ha sognato di fare l'attore da quando era bambino. Ha decisamente coronato il suo sogno. Cinema e impegno civile, è questa la sua vita. Senza schierarsi e restando sempre un uomo libero
Mi dica la verità, per chi voterà al referendum?
"Le dico questo: io parteciperò al referendum. Perché è importante e poi per una seconda ragione...".
Mi dica quale.
"Perché nel 1974, quando si tenne il primo referendum dopo quello costituzionale, e cioè il referendum sul divorzio, io non votai".
Perché non votò?
"Perché mi ero appena sposato e mi sembrò che se avessi votato avrei fatto una sgarbo alla mia sposa..."
Si ma non mi ha detto per chi vota
"Rilancio l'appello del nostro presidente della Repubblica: abbassiamo i toni".
Lei ha conosciuto Falcone?
"Si, lo ho incontrato. E poi lo ho interpretato"
Falcone era per la separazione delle carriere
"Si".
Aveva ragione?
"Sì".
Allora voterà sì al referendum?
"Il voto è segreto".
Ma una riforma della giustizia serve?
"Ho visto in Tv molti dibattiti. Ascolto. Mi hanno colpito le posizioni di un Pm di grande prestigio come Antonio Di Pietro".
Lei conosce personalmente Di Pietro?
"Lui e Gherardo Colombo vennero ad assistere alle riprese del film sull'omicidio Ambrosoli".
Lungo passo indietro. 1 marzo 1968. Cinquantotto anni e un giorno fa. Se lo ricorda? Valle Giulia, 2000 studenti e un drappello di poliziotti. E tra i poliziotti un ragazzino di 22 anni che si chiamava Michele Placido
"Me lo ricordo, me lo ricordo. Ero lì perché volevo fare l'attore".
E che c'entra il suo desiderio di fare l'attore?
"Per iscrivermi all'Accademia d'arte drammatica dovevo fare prima il militare. Decisi di farlo in polizia. Però durava tre anni. Io stavo nella caserma di Castro Pretorio, a Roma, e quando avevo il tempo libero andavo in biblioteca a studiare e anche a recitare. Una volta entrò all'improvviso il colonnello Di Loreto e mi sorprese mentre recitavo. Mi chiese: allora tu vuoi fare l'attore, non il poliziotto!. Balbettai qualcosa, ma lui, a sorpresa, mi incoraggiò. Mi disse che mi avrebbe aiutato. Mi aiutò. Ogni tanto mi veniva a sentire. Diciamo che è stato un colonnello della polizia il mio primo maestro..."
E quindi in quel giorno di marzo fu mandato in piazza col manganello. Me la racconti quella giornata...
"Ci caricarono alle 5 di mattina sui camion e alle 6 ci fecero mangiare una lasagna fredda. Ci preparammo ad affrontare quei ragazzi che avevano la nostra età. Poi ho saputo che tra loro c'era anche Giuliano Ferrara. Certo fu dura. La cosa peggiore è che ti tirano addosso di tutto, frutta marcia, uova, schifezze... Poi le scaramucce diventano assalto. Il trombettiere suona la tromba e noi ci lanciamo contro di loro. Questa giornata ispirò Pasolini che scrisse la famosa poesia nella quale parteggiava per i poliziotti contro gli studenti".
Dopodiché, lasciata la polizia, lei entra in Accademia?
"Si, la cosa curiosa è che mi ritrovai ad occupare l'accademia. Ero passato dalla parte degli studenti. E mandammo via i professori. Mica professorini, erano i grandi: Ronconi, D'Amico...".
Come fu la sua gioventù in Puglia?
"Famiglia numerosa, otto figli. A pranzo 12 coi nonni. Tempi magri. Sognavo di fare l'attore ma non potevo dirlo a mio papà. Vivevamo in questo piccolo paese in provincia di Foggia, Ascoli Satriano, ogni tanto in piazza recitavo un monologo. Pirandello, Shakespeare".
E gli amici?
"Mi ascoltavano e mi prendevano in giro".
È vero che si iscrisse alla Giovane Italia, che era l'organizzazione giovanile del Msi?
"Si, ma perché nei circoli degli altri partiti non si giocava a pallone. Lì si".
Lei sognava di fare l'attore, e i suoi amici?
"Sognavano di emigrare".
Lei ha sempre fatto cinema sociale. Per scelta o per caso?
"Sono stato fortunato perché una volta diplomato all'Accademia fui notato subito dal mondo del cinema. Monicelli mi chiamò per un ruolo importantissimo nel film "Romanzo popolare. Da quel film che ebbe un grande successo si aprirono le porte del cinema. Rosi, Bellocchio, Damiani, grandi maestri".
Tutti di sinistra...
"Pummarò è il primo titolo da regista. Sai di che parla?".
No
"Della storia di un emigrato dal Ghana, costretto a lavorare sotto il caporalato alla raccolta di pomodori. Anno? 1970. Poi un eroe borghese. L'uccisione di Ambrosoli dalla mafia italo-americana. La storia di Sindona".
È vero che apprezza la Meloni?
"L'ho incontrata un paio di volte. Io ho un sesto senso. E sento che lei è una persona molto perbene. Una sera lo dissi a una cena con amici e uno di loro cominciò a gridarmi contro: fascista! canaglia!".
Mi parli del giudice Livatino. Perché lo hanno ammazzato?
"Lui era in linea con Falcone e Borsellino. Gli assassini non sono solo quei ragazzi che lo hanno inseguito e abbattuto. Una buona parte della società civile ha delle responsabilità serie".
Poi arriva il grande successo della Piovra. Il Commissario Cattani. Quest'anno sono 40 anni
"Si. Grande successo mondiale della Rai. Facemmo conoscere a tutti cosa era la piovra".
Anche in Italia si conosceva poco?
"Nessuno sapeva chi era capo a Corleone, ad Agrigento, a Catania. Non si sapeva niente. Molte cose le scoprimmo noi. Film di grande successo e di cinema civile. Con Damiano Damiani, grande regista".
Ha avuto problemi nell'interpretare il ruolo di Cattani mettendosi dalla parte dell'antimafia?
"Io no, Damiani sì. Ci fu una specie di sommossa alla conferenza stampa a Palermo Damiano aveva avuto delle sollecitazioni a fermarsi. La mafia non era contenta che si facesse la piovra. Il governo dell'epoca esercitò delle pressioni".
Lei non è di sinistra ma è sempre stato a contatto con registi di sinistra
"Io sono un'artista. L'arte ci tiene vivi. Vogliamo essere liberi. Volare sopra la destra e la sinistra. L'arte non è ideologica".