Dopo il ritiro delle deleghe a Luigi Lovaglio, il Monte dei Paschi non depone le armi. Anzi. Secondo indiscrezioni rilanciate ieri dall'agenzia Reuters, l'istituto senese ieri ha presentato un esposto alle autorità di vigilanza bancaria e dei mercati riguardo alla lista di candidati al consiglio di amministrazione targata Plt che punta a mantenere Lovaglio al suo posto. La banca si è rivolta alla Bce, a Banca d'Italia e alla Consob sostenendo che Lovaglio avrebbe dovuto comunicare prima l'alleanza con la holding della famiglia Tortora, rispettando i suoi doveri verso il Monte e il Consiglio. Il reclamo afferma, inoltre, che i promotori della lista avrebbero dovuto richiedere una preventiva autorizzazione a Francoforte, data la posizione dell'ormai ex timoniere e la sua influenza sul gruppo di Rocca Salimbeni. Già mercoledì sera, al termine della riunione del board che aveva tolto le «chiavi di casa» a Lovaglio con il ritiro delle deleghe di ad e direttore generale, una nota dell'istituto aveva specificato che, in riferimento alla rosa di candidati presentata da Plt Holding, il cda di Mps si sarebbe riservato «ogni più opportuna valutazione in ordine alla documentazione concernente detta lista anche con riguardo alla conformità con la normativa societaria e regolamentare, avviando opportune interlocuzioni con le autorità competenti».
Sembra, dunque, cominciare la fase due della sfida sulla governance in vista dell'assemblea del 15 aprile: l'avvio di una battaglia legale. Nel mirino, i tempi e le modalità della presentazione della lista - considerando anche le dichiarazioni fatte agli investitori della City dallo stesso banchiere quando aveva già in tasca il progetto alternativo al suo cda - , l'assenza di una valutazione di un consulente esterno e i requisiti dei candidati. L'elenco sarebbe stato poi presentato in prossimità della scadenza senza fare alcun cenno a una comunicazione alla Bce per la valutazione dei candidati.
Sempre ieri, intanto, il presidente di Plt Holding, Gianluigi Tortora, ha scritto una lettera ai soci del Montepaschi in cui definisce la sua mossa, «una scelta di governance chiara in un momento cruciale» per Mps indicando anche le «preoccupazioni» per l'elenco presentato dal consiglio uscente.