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Palermo si dimette dentro Caltagirone

Il manager lascia Mps per dissidi con il ceo

Palermo si dimette dentro Caltagirone
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Fabrizio Palermo, amministratore indipendente e componente del comitato per le operazioni con le parti correlate di Mps, ha rassegnato nella tarda serata di martedì le proprie dimissioni dalla carica, con decorrenza immediata, «non condividendo le recenti determinazioni in materia di governance». Lo ha comunicato ieri l'istituto di Rocca Salimbeni in una nota, giusto per smentire chi scrive che a Siena c'è aria di tregua. Il manager ex Cdp, che va verso la riconferma al timone di Acea, era stato candidato come ceo dal board uscente. Secondo quanto risulta al Giornale, Palermo si è dimesso dal cda per l'inesistente valorizzazione del contributo dei consiglieri delle liste (elemento fondamentale dell'equilibrio dell'organo amministrativo), per la mancanza di una dialettica costruttiva nel processo decisionale e per le difficoltà riscontrate nell'accesso agli atti e alla documentazione. In sostanza, le richieste non sono state soddisfatte e Palermo ha maturato la convinzione di non essere stato messo nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio ruolo. Con l'uscita di Carlo Vivaldi (dichiarato decaduto nello scorso cda) e Palermo, i membri saranno sostituiti di diritto da Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone.

Sullo sfondo, restano accesi i riflettori della Consob sulle mosse di Luigi Lovaglio, ritornato al timone del Monte con la vittoria della lista di Plt Holding all'assemblea del 15 aprile.

La Commissione garante della Borsa avrebbe avviato una serie di accertamenti avvalendosi dell'articolo 115 del Tuf che consente di richiedere informazioni, convocare amministratori ed eseguire ispezioni «al fine di vigilare sulla correttezza delle informazioni fornite al pubblico».

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