Luigi Lovaglio dribbla il nodo della governance e blinda il piano Mediobanca: «Difficile cambiarlo». Durante la Morgan Stanley European Financials Conference di Londra, ieri l'amministratore delegato del Monte dei Paschi ha consegnato agli analisti una serie di messaggi. Incalzato sulle recenti decisioni del cda di Siena - che lo vedono in uscita dopo il successo dell'Ops su Mediobanca il banchiere ha fatto una battuta («mi aspettavo questa domanda ma non in modo così diretto») e poi ha scelto la prudenza: «C'è un processo di governance in corso che non posso commentare». Una risposta misurata ma accompagnata da un messaggio al mercato: il piano strategico resta intatto. Il riferimento è al piano di integrazione con Piazzetta Cuccia che, ha detto Lovaglio, «è completamente operativo, solido dal punto di vista strategico e finanziario». Poi ha ricordato anche l'obiettivo di 16 miliardi di euro di remunerazione per gli azionisti nei prossimi anni. Un impianto che, a suo giudizio, appare «molto difficile da cambiare», anche in presenza di possibili evoluzioni nel governo societario. Dietro le tensioni, le divergenze con uno dei principali azionisti, Francesco Gaetano Caltagirone, in particolare sul riassetto di Mediobanca e sulla partecipazione del 13% in Generali. Lovaglio con gli analisti ha evitato di entrare nel merito. Sul piano industriale, però, ha ribadito che «la banca è in una condizione migliore di quanto non lo sia stata in una generazione» e poi ha evidenziato la solidità dei numeri e la capacità di generare valore puntando sul fatto che le sinergie stimate con Mediobanca, pari a 700 milioni, sono confermate, con margini potenziali al rialzo. «Non dobbiamo cercare scuse: gli impegni con gli stakeholder vanno rispettati», ha osservato Lovaglio, richiamando la robusta posizione di capitale e liquidità del gruppo in un contesto complicato. «Le tensioni geopolitiche sono evidenti. Ci sarà incertezza e credo si debba prestare attenzione a questo. L'idea della combinazione con Mediobanca andava proprio in questa direzione, prepararsi anche a scenari difficili», ha continuato l'ad precisando che «è meglio avere flussi di ricavi più forti e diversificati». Anche le trasformazioni tecnologiche, dall'intelligenza artificiale alla robotica, impongono flessibilità e «tutti questi investimenti permettono di affrontare anche momenti difficili, perché sono inevitabili». Quanto alle prospettive di crescita del gruppo «è chiaro che abbiamo un eccesso di capitale e monitoriamo tutte le opportunità sul mercato per la creazione di valore.
Chiaramente non possiamo stare con questo capitale per sempre, e penso che dovremo avere un orizzonte che dovrebbe essere relativamente breve». I prossimi dodici mesi sono «molto importanti per noi. Se non ci saranno opportunità è chiaro che avrebbe molto senso remunerare meglio gli azionisti», ha concluso.