Piccolo ma significativo scatto in avanti per l'Offerta pubblica di acquisto lanciata da Unicredit sulla tedesca Commerzbank. Alla fine della terza settimana di adesioni, le azioni consegnate sono salite all'1,06% del capitale (la scorsa settimana erano allo 0,02%). Significa che negli ultimi sette giorni - in Germania il report si fa una volta la settimana, tranne l'ultima dove l'aggiornamento diventa giornaliero - nel fienile del ceo Andrea Orcel (foto) è arrivato l'1%. Sommando il 26,77% di azioni già possedute e un 3,22% di strumenti finanziari che prevedono la consegna di azioni, questo 1,06% porta il gruppo bancario italiano già oltre l'obiettivo minimo del 30% a tre settimane dalla fine dell'offerta (16 giugno). A questa partecipazione si deve aggiungere un altro 10,7% di derivati a regolamento in contanti, quest'ultimi però non prevedono la consegna di azioni. Sono strumenti sottoscritti con una controparte per esempio, Nomura e Jefferies che probabilmente si è coperta acquistando le relative azioni, togliendole dal mercato e rendendo più costoso ad altri costruire una posizione alternativa.
Unicredit quindi si è messa in una buona posizione, ma non può dire ancora di avere Commerzbank in tasca. Secondo fonti di mercato, il riscatto dell'intero pacchetto di derivati per Unicredit diventerebbe conveniente solo se all'Ops arrivasse un'adesione di capitale di almeno il 10%. Questa sarebbe la linea rossa di Piazza Gae Aulenti, che a quel punto potrebbe portarsi oltre il 50% e avere un pieno controllo dell'assemblea scongiurando che il governo tedesco possa costituire una minoranza di blocco con altri alleati. La trappola, invece, sarebbe fermarsi a ridosso del 40% spingendo le autorità tedesche e la Bce, a fronte di un'influenza così rilevante, a chiedere l'intero consolidamento a bilancio come se Unicredit possedesse l'intera Commerzbank. Questo significherebbe dover accantonare ingenti somme, senza poter sprigionare appieno i benefici di un'unione. Sulla fase finale dell'Ops - se le adesioni dovessero aumentare ancora - allora Orcel potrebbe giocare la carta del rilancio per ottenere la spinta decisiva.
Intanto il governo tedesco non ha perso la sua verve contro lo scalatore italiano. «Per quanto riguarda Commerzbank voglio essere molto chiaro: continuiamo a sostenere l'indipendenza e la strategia di indipendenza che Commerzbank persegue», lo ha ribadito ieri ancora una volta il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil in un incontro con la stampa a Berlino. «È anche perfettamente chiaro per me che respingo un'acquisizione ostile».
Il possibile rilancio potrebbe essere la carta per far apparire la scalata un po' meno ostile, visto che la ceo tedesca Bettina Orlopp aveva chiesto come condizioni per il dialogo proprio un rilancio e la rivisitazione del piano di Unicredit. Niente su cui non ci si potrebbe mettere d'accordo.