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Unicredit, la sfida di Orcel è la Fase 2

Il consensus vede utili record a 10,5 miliardi, ma ora il mercato chiede nuovi obiettivi

Unicredit, la sfida di Orcel è la Fase 2
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Un altro esercizio record, ma con molte partite ancora aperte. È questo, in sintesi, il quadro che emerge dal consensus degli analisti sui conti 2025 di Unicredit che saranno pubblicati oggi insieme all'aggiornamento del piano Unlocked. Secondo le stime raccolte, che aggregano le valutazioni di 16 broker, l'utile netto è atteso a circa 10,5 miliardi di euro, in crescita di oltre un miliardo rispetto all'anno precedente, con una traiettoria che porterebbe i profitti a sfiorare quota 12 miliardi nel 2028.

I ricavi sono visti in ulteriore aumento, da 24,2 a circa 24,8 miliardi, sostenuti da una dinamica ancora favorevole del margine di interesse e, soprattutto, dal contributo delle commissioni, stimate intorno a 8,7 miliardi. Il modello di business continua così a mostrare una buona capacità di generare redditività diversificata, con un ritorno sul capitale superiore al 17,5%, tra i più elevati nel panorama bancario europeo. Anche la posizione patrimoniale resta solida: a fronte di un target di Cet1 fissato al 13%, l'eccesso di capitale viene stimato nell'ordine dei 5 miliardi, nonostante gli investimenti effettuati nel capitale di Commerzbank e della greca Alpha Bank.

Numeri che hanno trovato un riflesso evidente anche in Borsa. Nelle ultime settimane il titolo Unicredit ha aggiornato i massimi storici, arrivando a sfiorare i 77 euro per azione, con una capitalizzazione superiore ai 115 miliardi. La valutazione incorpora multipli elevati: circa 1,8 volte il patrimonio netto, segnale della fiducia del mercato nella sostenibilità degli utili, ma anche di aspettative ormai molto esigenti.

È proprio su questo punto che il consensus mantiene un approccio più cauto. Se da un lato la banca guidata da Andrea Orcel appare oggi nelle condizioni di riaprire il dossier del consolidamento, dall'altro le principali opzioni strategiche presentano profili di complessità non trascurabili. In Germania, Unicredit è ormai un azionista di peso di Commerzbank, con una quota prossima al 26% e l'obiettivo di avvicinarsi al 30%, ma la resistenza dell'istituto tedesco e il contesto politico rendono il percorso tutt'altro che lineare. Più definita, invece, la traiettoria in Grecia, dove il rafforzamento in Alpha Bank con una partecipazione salita al 29,8% gode del sostegno delle autorità locali e apre spazi di collaborazione industriale in diversi segmenti, dai pagamenti al risparmio gestito.

Sul fronte italiano, dopo lo stop all'operazione Banco Bpm legato al golden power, l'atteggiamento del gruppo appare più prudente. L'Italia resta il mercato principale, con circa metà dei ricavi e degli utili, ma la crescita sembra orientata prevalentemente su basi organiche.

Le ipotesi di aggregazioni con uno dei principali player bancari nazionali o di un'alleanza strategica con Generali (dopo il naufragio dell'intesa con Natixis), rilanciate dal mercato, vengono lette dagli analisti più come esercizi speculativi che come dossier imminenti, pur riconoscendo che, in prospettiva, una ridefinizione delle partnership nel risparmio gestito potrebbe avere un solido razionale industriale, soprattutto alla luce della progressiva uscita dall'accordo con Amundi che scadrà nel 2027 come quello con Allianz.

La sfida di Orcel non è, pertanto, meno complessa: il top manager dovrà trovare una strada per remunerare quel capitale in eccesso e così confermare le valutazioni che il mercato gli accorda.

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