Un utile record e un nuovo piano che vuole essere ancora più ambizioso. C'è molto del talento da banchiere d'investimento dell'amministratore delegato di Unicredit nei 10,6 miliardi di profitti netti realizzati nel 2025. A dare una spinta in più non è stata solo la cosiddetta attività caratteristica - vale a dire prestiti e commissioni - ma un tesoretto da dividendi che Andrea Orcel è stato capace di raddoppiare in un anno: frutto degli investimenti fatti su Commerzbank e Alphabank, che hanno garantito alla causa 980 milioni di euro. Sempre queste ultime portano in dote 440 milioni di profitti netti sugli investimenti, legati all'apprezzamento di attività acquisite a sconto.
«L'Italia è best in-class, in qualità di motore della crescita del capitale del gruppo, nel 2025 il nostro franchising ha acquisito un forte slancio con una crescita dei prestiti e dei depositi rispettivamente del 2,7% e del 3,8%, ampliando la nostra quota di mercato», ha detto Orcel. «Questa forza commerciale ha sostenuto una performance resiliente dei ricavi nonostante il difficile contesto dei tassi».
Guardando ai dati di gruppo, con ricavi a 24,5 miliardi in lieve calo, il margine d'interesse è sceso a 13,7 miliardi (-4,3% per oltre 600 milioni in meno su un anno fa). Mentre sono arrivati risultati positivi sul fronte delle commissioni, dove la piattaforma interna di fondi Onemarkets e l'internalizzazione delle joint venture assicurative ha portato un avanzamento del 5,6% (+464 milioni su un anno fa). Su questo fronte si sono registrate scintille con Amundi, la fabbrica di fondi di Credit Agricole. Unicredit è entrata in rotta di collissione con quest'ultima per la questione Banco Bpm e per un accordo sulla distribuzione dei prodotti francesi che scadrà nel 2027 e non verrà rinnovato. «Abbiamo aumentato i volumi con altri fornitori e con Onemarkets». Questo, in virtù dell'accordo in essere, comporta il pagamento di penali ad Amundi «fino al 2027», quando la partnership scadrà nel mese di luglio. Le penali, ha aggiunto, «sono state pagate e abbiamo fatto accantonamenti per quelle che pagheremo ancora per un anno e mezzo». Il gruppo ha scaricato in corso d'anno 1,4 miliardi di oneri straordinari, dovuti in larga parte a costi di prepensionamenti in Italia e all'estero e svalutazione di asset informatici.
Quanto al nuovo piano, denominato «Unicredit Unlimited», Orcel ha promesso ai soci 30 miliardi di cedole nei prossimi tre anni (festeggia il titolo in Borsa a +6,3% a 78,6 euro), alzando poi l'asticella a 50 miliardi in cinque come ha fatto anche l'ad di Intesa Sanpaolo Carlo Messina . L'utile è atteso a 11 miliardi nel 2026 e 13 nel 2028. Per raggiungere i risultati, il focus sarà su intelligenza artificiale e tecnologia. Piazza Gae Aulenti è sotto i riflettori del risiko: «Generali? Solo fantasie di persone che hanno bisogno di creare storie». La greca Alpha Bank è stata definita un «fantastico incidente». E poi: «Non ho mai creduto in joint venture o partnership» senza arrivare a una fusione, «di solito non finiscono mai bene. Alpha è l'opposto». Ragione per cui, almeno per il momento non verrà fusa nel gruppo.
Ben più conflittuale la situazione su Commerzbank, di cui Unicredit ha il 26% e per dividendi incassati sta rendendo bene: «Pensiamo che al momento giusto, se le condizioni saranno favorevoli, tutto avverrà nel modo giusto. E se così non fosse, abbiamo molto altro da fare». Orcel ha detto che il piano «può generare molto più valore delle fusioni e acquisizioni». Tuttavia, «l'Europa ha bisogno di banche più grandi».