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Bankitalia Vantaggi alle famiglie dalla crescita delle banche estere

L’ingresso delle banche straniere nel mercato italiano ha portato un po’ di «aria fresca» in un settore spesso non abbastanza concorrenziale. E i vantaggi si sono sentiti in particolare per le famiglie. È quanto si legge in uno studio pubblicato dalla Banca d’Italia (nella foto, il governatore Mario Draghi) e dedicato all’attività retail degli istituti stranieri nel nostro Paese.
Secondo gli economisti che hanno curato la pubblicazione, l’attività delle filiali italiane di banche estere, negli ultimi dieci anni, ha esercitato «una chiara pressione competitiva» e ha «contribuito ad aumentare la mobilità delle quote di mercato delle banche a livello provinciale», soprattutto in quelle zone del Paese dove la presenza di banche straniere è più capillare.
Insomma, il passaggio di clienti tra banche (la «mobilità») è stato più alto nelle province più coperte da istituti stranieri. E il risultato della maggiore concorrenza in queste aree è stato una «riduzione dei tassi di interesse attivi applicati ai finanziamenti a medio e lungo termine, in genere finalizzati all’acquisto di immobili».
L’ingresso delle banche estere, passate da una quota di mercato del 5% a fine anni ’90 al 19% registrato nel 2007, ha contribuito dunque a rendere più dinamico il mercato e ha portato vantaggi economici per i clienti, che hanno visto scendere, grazie alla maggiore concorrenza, il costo di prestiti e mutui. La riduzione dei tassi di interesse per le famiglie, causata dalle spinte concorrenziali innescate dalle banche straniere, «è stata economicamente significativa, pari a 15 punti base nello spread medio nel decennio, e circa 18 punti con riferimento agli ultimi 5 anni».
Nel periodo più recente, notano ancora Luigi Infante e Paola Rossi, gli economisti autori del paper, «si riscontra anche una riduzione delle garanzie reali richieste per i prestiti a medio e lungo termine, una tendenza che appare coerente con il progressivo diffondersi di finanziamenti ipotecari che coprono una quota più elevata che in passato del valore degli immobili».


Minori, invece, i vantaggi competitivi per i clienti corporate: «Non c’è evidenza - si legge nel “working paper” - di un impatto significativo sui tassi di interesse applicati alle imprese, né sui prestiti a breve termine, né su quelli a medio e lungo termine», anche se si nota una trasformazione nel tipo di prodotti bancari proposti alle imprese che, soprattutto negli ultimi due anni, grazie alla competizione scatenata dall’offerta delle realtà estere, si sono viste concedere prestiti con una richiesta di minori garanzie rispetto al finanziamento ottenuto.

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