Barbarano Romano, dove ogni balcone è fiorito

Renato Mastronardi

Barbarano Romano dista poco più di 28 chilometri da Viterbo. L’antichissimo borgo sorge su un pianoro tufaceo delimitato da una parte dalle gole del fosso di Badano e dall’altra da un suo affluente da sempre senza nome. Barbarano consiste sulle solide fondamenta delle sue mura e ancora si presenta come una cittadina medievale fortificata da torri cilindriche e quadrate. Non si eleva molto sul livello del mare, appena 341 metri, ma questa altitudine gli permette di allungare lo sguardo tutt’intorno. Barbarano Romano sin dai tempi degli Etruschi fu un luogo popolato e importante. Ciò è dimostrato dalle vaste e vicine necropoli di Poggio Caiolo e di Chiusa-Cima. La lunga dominazione romana fu invece un’epoca di decadenza. Tant’è che solo all’inizio dell’anno Mille i pochi barbaranesi si risolsero a spostarsi proprio sullo sperone roccioso dove oggi sorge il centro abitato. Bisogna però giungere al 1188 per trovare cenni storici concreti sull’esistenza di un castello, ben costruito e organizzato, che fu sottomesso al comune di Viterbo dalla quasi mitica contessa Kiera, figlia di un non meglio identificato conte Farolfo. Ma la Chiesa di Roma non tardò a occuparsi dei destini territoriali e amministrativi di Barbarano Romano per cui, con apostolica sollecitudine, il Castello fu concesso prima a Giovanni Anguillara e, successivamente, a Giovanni e Lorenzo Mielati (1411) e infine a Lello di Paolo (1429). Poi Barbarano Romano restò quietamente nel «forziere» del patrimonio di San Pietro.
Da vedere. Il centro storico accoglie il visitatore in un trionfo di balconi e di finestre fiorite, perché gli abitanti hanno un estro tutto particolare negli ornamenti floreali delle abitazioni. Persino le strade e le piazze sono ingentilite da vasi e corolle di fiori. A parte questo, le vecchie case si caratterizzano per i portoni ornati da severe decorazioni o semplicemente incorniciati da piperino o altro marmo. Il centro di questo vissuto e ben conservato contesto urbano sono le chiese. Tra queste spicca la Parrocchiale dell’Assunta del XIII secolo. Poco distante si erge la Chiesa del Crocefisso che conserva un Cristo cinquecentesco ed una meravigliosa statua dell’Addolorata. Si aggiungono, nel patrimonio di un monumentale testamento ecclesiale, la Chiesa della Misericordia e quella sconsacrata di Sant’Angelo, sede intrigante di mostre e conferenze. Consigliamo, alla fine della visita, di non mancare l’occasione per visitare il Museo archeologico dove sono catalogati e conservati sarcofagi del IV e III secolo a.C. , un cippo a forma di obelisco del IV secolo a.C. e una serie interessantissima di ceramiche attiche, terrecotte votive e testimonianze funerarie. E, se volete scoprire un raro esempio di archeologia industriale, non mancate di fermarvi sulla linea ferroviaria Caprinica-Civitavecchia, disattivata nel 1962, davanti al rudere della stazione di Bandita di Barbarano.
Da mangiare e da bere. La cucina di Barbarano Romano ha il suo punto d’orgolio nell’ottimo olio locale - l’extravergine dei Colli Etruschi - che utilizza nella preparazioni di pietanze tradizionali ricche di sapori, sia a crudo che dopo cottura. Tra i primi la palma spetta alle strette e alle fettuccine tirate a mano con farina di grano tenero e uova. Seguendo la stessa modalità viene preparata la base per le lasagne e i cannelloni conditi con spuzzi di tartufi e funghi porcini. Di soli porcini è una zuppa davvero speciale. Tra i secondi predominano le carni ottenute dagli animali di razza maremmana e regina è la bistecca alla brace.

Ottimi sono anche il coniglio in salmì e il cinghiale alla cacciatora. Tra i dolci spiccano la staffa (doppia ciambella con semi d’anice) e l’attozzata (porzione di ricotta calda su fetta di pane casereccio). I vini sono locali e generalmente leggeri e gradevoli.

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