La base contro Tremonti:"Vuole la tessera della Lega? Vada a attaccare i manifesti"

Dai militanti ai parlamentari, coro di no all’ex ministro: "Per entrare si fa la gavetta". E Calderoli negli auguri natalizi incita i "fratelli padani" a lottare per l’indipendenza

Oltre alla Lega anti-Monti, c’è pure una Lega anti-Tremonti, con una piccola differenza: che è il capo a volere l’ex ministro nel Carroccio. Quindi come la mettiamo? In verità prima ancora di Bossi c’è uno statuto, che sull’iscrizione al partito è molto preciso. Ed è a quel testo che parecchi leghisti a dir poco scettici sull’operazione Tremonti (deputati, senatori, consiglieri vari) fanno appello per far capire a Bossi che non concordano, un dissenso riassumibile in un concetto chiaro come un lago alpino: «Tremonti vuole entrare nella Lega? Benissimo, faccia domanda e inizi ad appendere manifesti in giro, come abbiamo fatto tutti».
È quel che ripetono praticamente tutti, maroniani o «cerchio-magici» che siano. Il vicentino Stefano Stefani, leghista e bossiano della prima ora, dice (al Gazzettino di Vicenza) che su Tremonti «si vedrà», ma che intanto «può iniziare però dall’attaccare un po’ di manifesti della Lega». Idem il senatore leghista Paolo Franco: «Se Tremonti entra nella Lega deve aderire al suo statuto. Diventerà un militante e deve fare la trafila di tutti gli altri: cominci attaccando manifesti del partito». E anche la leghista tosta Manuela Dal Lago, presidente di commissione a Montecitorio, scandisce bene che «sarà lui a doversi adattare alla Lega, non è la Lega che cambia». I veneti sembrano i più anti-tremontiani, ma è un’idea diffusa da est e ovest della Padania. E anche a sud. Un deputato maroniano come Gianluca Pini, che è anche segretario nazionale della Lega in Romagna, è sulla stessa linea: «Noi abbiamo un regolamento in base a cui la militanza si acquisisce solo ed esclusivamente dopo aver lavorato nel movimento, senza ruoli. E sono sicuro che l’eventuale segretario della sezione competente rispetto a Tremonti farà rispettare il regolamento». Ma chi se lo vede l’ex ministro girare con la Panda ad incollare manifesti della Lega Nord? Ovviamente nessuno.
Però il concetto deve passare, sennò sono guai, come spiega un deputato leghista che non vuole comparire: «Se Tremonti entra in Lega senza fare prima la militanza vuol dire che l’ultimo arrivista che viene dagli altri partiti e bussa da noi per avere una candidatura sarà legittimato a pretenderla, perché sarà chiaro che lo statuto non vale niente. Già abbiamo fatto uno strappo per il Trota, ma per Tremonti no». I leghisti prevedono una gavetta mica da ridere: un anno di lavori gratis e poi tre giudizi da superare (direttivo di sezione, di circoscrizione e poi provinciale) per avere la tessera da militante. Ma non è mica finita, per aspirare ad un consiglio comunale serve un altro anno di anzianità, due per la Provincia, tre per la Regione e quattro per il Parlamento. Quindi Tremonti potrebbe puntare a fare il consigliere comunale a Sondrio? Qualcosa ci dice che non andrà così. Bossi - si spiffera in via Bellerio - punta su di lui come leghista autorevole da portare in Europa per presentare la moneta padana, nell’ipotesi - che affascina Bossi e non è nemmeno irrealistica - che imploda l’eurozona. Si vedrà, ma è un altro elemento di tensione in una Lega che ne ha già parecchi (a cominciare dallo scontro su chi farà il capogruppo alla Camera).
I colonnelli stanno a guardare, ma nessuno tifa per Giulio. Calderoli ha mandato la consueta letterina di Natale, con disegno annesso, che prefigura un 2012 di Lega da piazza (e in buona col Pdl): «Cari fratelli padani, la fine del governo formato dal Pdl e dalla Lega - un governo scelto e votato dal popolo - e la decisione del Palazzo di mettere un esecutivo legato ai poteri forti, ai banchieri e ai burocrati, ha riportato le lancette della nostra battaglia indietro di circa 15 anni». Cioè alla lotta per l’indipendenza.
Tutti in piazza a Milano il 22 gennaio, ma prima a Bergamo, per il Berghèm Frecc (freddo), domani, con Bossi, Maroni, Calderoli. Pronti molti slogan per scaldare i cuori padani, qualche frecciata a Berlusconi e forse anche a Napolitano (su Facebook l’eurodeputato Mara Bizzotto diffonde un «boicotta il discorso del 31 dicembre, spegni la tv!»). Un comizio coi botti di fine anno.
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