Basket, Milano ci crede Alla fine Siena decolla

Gara1 della finale scudetto. L'Armani impegna i campioni d'Italia fino all'intervallo: al riposo i biancorossi sotto di una lunghezza. Ma la ripresa è degli uomini di Pianigiani (100-80)

Basket, Milano ci crede 
Alla fine Siena decolla

Siena - Milano mantiene almeno una fra le tante promesse mancate della stagione: far soffrire Siena in finale. Ci riesce per due tempi e mezzo nel primo scontro scudetto, l'attacca, la costringe a ragionare più del solito anche se nel terzo quarto gli acidi fisici e mentali fanno tornare l'Armani un piatto mangiabile. Domani si gioca gara due, sempre qui a Siena. Altri sapori, altre scelte, ma, per fortuna del basket oscurato dalle vuvuzela calcistiche, sembra esserci anche una finale equilibrata come volevano Minucci, che già pensa al domani di Siena, e Giorgio Armani, contento di essere stato vicino ai suoi che ora gli sembrano ancora più suoi dopo Caserta e la fatica di ieri.
Piero Bucchi non porta il cavolo nero e la ribollita scudetto non viene bene come negli ultimi tre anni. Milano preferisce la grigliata, tiene Siena dove non era mai stata, salvo che contro la Benetton nell'unica sconfitta in casa da oltre un anno, la costringe lontano dal miele, facendola soffrire di testa perché il Montepaschi non vuol credere alla reincarnazione di un'Armani che ha smesso di chiedersi cosa era veramente e ha deciso di attaccare dove gli altri la credevano debole: fa meglio a rimbalzo e perde soltanto 4 palloni più di Siena che ne paga 7 alle trappole della difesa milanese.

Venti minuti senza la vera Siena, dice la gente che non ha neppure riempito la casa dei campioni, ma la verità è più delicata: diciamo che lo stesso piatto, vincere da strafavoriti, è diventato stucchevole e allora Sato si perde dietro a Maciste Maciulis e non segna mai salvo su tiro libero, rispettando soltanto la tradizione dei flop per i premiati in serata, a lui il trofeo Ducato come miglior giocatore del campionato.

Siena senza corazza e cattiveria difensiva, lo si capisce quando McIntyre accetta la sfida contro Finley ( 14 a 11), ma se Milano sa che il suo artista crea per se stesso e quindi va sempre coperto, per i campioni il T Mac astioso non serve. Metteteci l'Hawkins che Milano non sopportava quando era così egocentrico e allora capirete perché Mordente gli spara in faccia subito 9 punti che fanno male. Siena sempre avanti, di 6 al massimo nel primo quarto, di 8 nel secondo, ma nella partita ci sono troppe ragnatele, molte inventate da arbitri fragili che sanno farsi capire da giocatori fin troppo pazienti, almeno fino alla fine del secondo quarto quando Stonerook esplode e oltre al fallo si prende pure il tecnico: Viggiano e Becirovic a segno e poi una trovata del gatto Mancinelli per l'unico vantaggio a 20" dal gong che Siena chiude avanti (50-49) con i liberi di Zizis che non la liberano assolutamente.

Se il cavolo non l'avete portato voi, ce lo andiamo a cercare da soli: Siena capisce che Milano rimescola un po' troppo e decide di affondare le unghie lasciando a McIntyre, salito a 29 punti, il compito di far capire a Finley perché l'anno scorso era la sua riserva e poi mentre tutto diventa incomprensibile per certe visioni arbitrali che castigano Maciulis più di altri, 3° fallo quando stava colpendo duro, stringe la morsa anche se il più 14 viene mitigato da Mancinelli, 2 volte da 3, e Monroe: 68-60 con 1'45" da giocare nel terzo quarto che si chiude con Siena avanti di 10 perché Sato, dopo aver sbagliato 6 tiri su 6 infila il primo canestro dall'angolo liberandosi dall'incubo chiudendo con 18 punti.

Nell'ultimo tempo i mietitori senesi raccolgono più della Milano sfinita, ma orgogliosa di esserci che questa volta non vuole essere la ribollita del 4-0 dello scorso anno.

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