Basso: «Ci vediamo a Courchevel»

Pier Augusto Stagi

Il suo Tour è cominciato sullo Stelvio, al Giro d’Italia. Nel giorno più nero della sua corsa rosa, Ivan Basso ha cominciato a pensare alla maglia gialla. Quel giorno, Ivan Basso, svuotato nel fisico e nel morale per un virus maligno, ha cominciato a pensare alla Grande Boucle. Il suo Tour è cominciato lunedì pomeriggio, quando ha salutato Micaela e la piccola Domitilla ed è partito per la Francia. Destinazione Tours, per provare la cronosquadre di 67 km in programma martedì prossimo, quarta tappa della corsa che scatterà domani, con una crono di 19 km da Fromentine all’Isola di Noirmoutier.
Come va Ivan?
«Non vedo l’ora di cominciare, l’attesa logora. Sto bene, ho lavorato sodo, mi sono rinfrancato dopo un Giro ricco di chiaroscuri. Dopo la corsa rosa ho tirato il fiato tre-quattro giorni, poi mi sono messo al lavoro. Stage in Danimarca e poi in Toscana, Lido di Camaiore, dove mi sono allenato con i miei compagni Piil, Zabriskie e Lombardi».
Tra gli uomini di classifica, tu sei l’unico che ha corso prima del Tour un altro grande giro. C’è anche Salvoldelli, ma lui parte per aiutare Armstrong: non temi di pagare il doppio sforzo?
«È la prima volta che lo faccio e sono curioso anch’io di vedere come andrò».
Ullrich o Armstrong?
«Basso. Io penso solo a me stesso e a quello che posso e devo dare fino alla fine».
Settimane delicate, anche dal punto di vista contrattuale: aspetto che può aver condizionato il tuo avvicinamento al Tour?
«Non più di tanto, adesso la questione è chiusa. Resto alla Csc per altre tre stagioni ed è quello che volevo».
Quando hai cominciato a pensare: il Tour de France è la mia corsa?
«Da ragazzino guardavo Giro e Tour in tv. C’era Indurain, lui andava forte sia in Italia che in Francia. Ecco, mi piacerebbe fare come il Navarro: dimostrare che si può vincere sia in Francia che in Italia...».
Il tuo giorno più bello?
«L’anno scorso, a La Mongie, quando ho vinto battendo Armstrong. Quel giorno è stato davvero un grande giorno. Io ho sempre vinto poco, perché non ho spunto veloce e per fare la differenza devo dare il 110%. Ma quel giorno sono stato davvero bravo».
Il giorno più brutto?
«Non ho dubbi: l’Alpe d’Huez sempre del 2004. Ero convinto di andare forte, di fare molto bene, di superarmi e magari arrivare anche a minacciare la maglia di leader di Armstrong. Non è stato così».
Il luogo che più ami del Tour?
«I Campi Elisi».
Il luogo o la montagna che più di altre ti emoziona?
«Sono due: Courchevel e l’Alpe d’Huez. La cartina di Courchevel mi è capitata in mano molte volte quest’inverno e sono convinto che lì, quest’anno, devo per forza fare qualcosa. Sull’Alpe d’Huez, invece, mi piacerebbe un giorno mettere anch’io la mia firma... Beh, lasciamo perdere, porta male».
A proposito di giochi scaramantici, riti propiziatori, manie da Tour de France: tu ne hai?
«Piccolo piccolo, ma ce l’ho anch’io. Da quando ho vestito per la prima volta la maglia bianca di miglior giovane del Tour, comincio e finisco la corsa sempre con lo stesso calzoncino e la stessa maglietta. Certo che lavo tutto ogni giorno, ma uso sempre la stessa muta. Questo è il mio unico vero vezzo. Un vezzo da Tour».

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