Bassolino, molti debiti e nessun rimpianto

nostro inviato a Napoli

Il sanguigno De Luca contro il pacato Caldoro. Lo sceriffo del Pd contro il professorino socialista. Il sindaco di Salerno contro l'ex ministro di Berlusconi. Chi vince, lo sapremo oggi pomeriggio. Chi ha perso, invece lo sappiamo già: è Antonio Bassolino, che dopo sedici anni di dominio assoluto, lascia i palazzi napoletani del potere con molti debiti e pochi che lo rimpiangono.
L'autunno del Patriarca va in scena un po' in sordina in una domenica di vento e sole, con i ragazzi che si abbronzano sugli scogli di via Partenope, il Napoli che batte il Catania al San Paolo e la gente che sciama per i decumani per comprare le uova di Pasqua. È il giorno del silenzio. Stefano Caldoro passa finalmente un weekend con moglie e figlia, poi va a messa e, visto che questa è la domenica delle palme, dopo una campagna elettorale dai toni bassi e ispirata al dialogo, si presenta al seggio con dei ramoscelli d'ulivo. Vincenzo De Luca invece nelle ultime ore è stato avvistato prima in un ristorante di Gragnano, poi in passeggiata a Riviera di Chiaia, infine al seggio 24 nel liceo scientifico «Da Procida» di Salerno.
Don Antonio invece vota a Posillipo, nella scuola Cimarosa. Dopo tanto tempo gli sembra davvero strano maneggiare una scheda e non trovarci il suo nome stampato sopra. Sindaco, governatore, commissario straordinario. In sedici anni tra Palazzo San Giacomo e Palazzo Santa Lucia Bassolino ha battuto tanti record ma ha anche scialacquato un consenso che sembrava intoccabile. Una parabola lunghissima, iniziata con la munnezza e proprio con la munnezza finita. Dal G7 del 1994, quando ripulì e lustrò la città, ottenendo pubblici elogi e ringraziamenti da Silvio Berlusconi, all'epoca alla sua prima esperienza da premier. Alla montagna di rifiuti che lo ha letteralmente travolto un paio d'anno fa: se dopo quell'esperienza è rimasto in sella ancora un po', lo deve anche al Cavaliere, che non gli ha voluto dare la spallata decisiva.
Ma siccome tutte le parabole hanno fine, ecco che pure per don Antonio sta per terminare l'ultimo giro di giostra. Sembra preistoria il 2005, quando in Campania ottenne due voti su tre. O forse no. Infatti c'è parecchio mistero su cosa farà da grande. Qualcuno pensa che punti a tornare a Palazzo San Giacomo al posto di Rosa Russo Iervolino, quando tra un anno si voterà per il Comune. Lui fa il vago: «Esco ma non me ne vado. Anzi, continuerò a dare il mio contributo». Sta, dicono, per formare un suo gruppo, la Fondazione Mezzogiorno. Sta, raccontano, aspettando l'esito delle regionali per capire se c'è ancora spazio per lui: in fondo, spiegano i suoi collaboratori, Antonio ha ancora un forte seguito. E un forte pacchetto di voti.
Fantapolitica? Si vedrà. Intanto la politica reale qui vive nei cinque milioni che devono scegliere tra Caldoro e De Luca, che da due mesi fanno a gara nel prendere le distanze da Bassolino. Il sindaco di Salerno in particolare, avversario storico del Patriarca, sembra quasi che venga da un altro partito. Basta rileggere gli slogan della sua campagna: Regione da cambiare, rinnovamento, piazza pulita. Grazie a questo atteggiamento aggressivo De Luca ha recuperato gran parte dei venti punti di svantaggio dell'inizio. Non basterà, anche perché ha rimontato lui e non i partiti del centrosinistra. Ma da un punto di vista personale si sente già vincitore. Caldoro invece ha avuto sempre il vento alle spalle e si sente già a Santa Lucia, dove dovrà mettere pace tra le varie anime del Pdl.

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