Bassora verso la sharia: alcol vietato anche ai cristiani

Non bastavano gli attentati contro le chiese, i rapimenti di sacerdoti e le uccisioni mirate di intere famiglie. I cristiani d’Irak ora se la devono vedere anche con la legge islamica. A Bassora, seconda città dell’Irak, il consiglio provinciale ha deciso di proibire la vendita di alcolici su richiesta dei partiti sciiti, dominanti nell’area. Il provvedimento conferma il tentativo di applicare, in modo neanche poco velato, la sharia nel Paese imponendola anche ai non musulmani.
La piccola comunità cristiana è in agitazione, anche perché il business del alcol è quasi interamente nelle sue mani, dato che ai fedeli di Maometto è proibito bere. Ma non solo. «Muovendosi al di fuori dalla legge, ci sarà chi userà questa decisione contro di noi, perché alcuni tra i cristiani non chiuderanno i loro negozi in cui si vendono alcolici e che sono l’unica loro fonte di reddito», spiega un ingegnere cristiano, Saher Youssef, aggiungendo che «le autorità non hanno pensato alle conseguenze». Così ora in città chi vende, fabbrica, importa o beve alcolici in pubblico sarà passibile di un’ammenda di circa tremila euro. «La delibera si basa sulla Costituzione, che proibisce ciò che contrasta con i principi dell’islam», ha detto il vicegovernatore Ahmed el Soulaiti.
Dei cinquemila cristiani che all’epoca di Saddam Hussein vivevano a Bassora, ora ne sono rimasti circa la metà. Chi poteva è emigrato - all’estero o nel più pacifico Kurdistan - per sfuggire alle violenze delle milizie islamiche nel caos del dopo-Saddam. In questi anni un centinaio di negozi sono stati dati alle fiamme e decine di cristiani uccisi.
Ma quello di Bassora è solo l’ultimo capitolo di una triste storia che inizia dal 2005. Già allora a Mosul si era iniziato a parlare di sharia anche per i cristiani: le donne obbligate a indossare il velo, gli uomini minacciati di morte se si avvicinavano o vendevano alcol. Nel 2007 la persecuzione si fa ancora più sistematica con l’introduzione a Baghdad e Mosul, da parte delle milizie islamiche, della jizya: l'imposta di «compensazione» chiesta dal Corano ai sudditi non musulmani protetti tuttavia dalla umma islamica. Come raccontano alcuni cristiani, si tratta di un tributo alla guerra santa: il denaro va consegnato alla moschea preposta «con l’accortezza di non farsi scoprire dal governo».
L’emorragia di cristiani da tutto l’Irak continua così senza sosta. Il mese scorso a Bagdad è stato dato l’assalto a sei chiese: due persone sono rimaste uccise e molte altre ferite. In aprile c’erano stati altri gravi attacchi con epicentro Kirkuk, nel nord. Fonti vaticane avevano parlato di veri e propri omicidi mirati. Le associazioni cristiane irachene hanno più volte denunciato il timore di una «pulizia etnico-religiosa» condotta dal fanatismo islamico, ma anche da forze intenzionate a tenere nell’instabilità il Paese.

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