Basta «giornata nera» L’ultima ossessione politicamente corretta

I funzionari degli enti pubblici britannici che stanno dandosi un gran daffare per ripulire il lessico da parole o espressioni non politicamente corrette devono esser tutti usciti dalla «Scientific and Technical University for Politically Intelligent Development». Il cui acronimo è Stupid. Alla «Stupid» (nel cui campus i segnali stradali non sono solo in cinque lingue, ma anche in Braille), si tengono corsi sul contributo degli aborigeni australiani e degli indiani delle Aleutine alla meccanica quantistica. Oppure su come la piccola statura (l´essere vertically challenged) abbia favorito le scoperte scientifiche di Newton, Galileo ed Einstein. Ma anche sulla Cosmologia Femminista, che sostituisce «alla metafora maschilista ed eiaculatoria del Big Bang» la teoria del «Gentle Nurturing», secondo la quale la nascita dell´universo è avvenuta per lenta gestazione. Questo per dire quanto si può essere stupidi alla «Stupid», il santuario della political correctness, il tempio della cultura del piagnisteo. È probabile dunque che in quella università si sia laureato il manipolo di burocrati che ha fatto pervenire agli impiegati di Sua Maestà Britannica il memorandum col quale li si invita fermamente a non usare più l’espressione «black day», giornata nera. Oppure «gentleman’s agreement», accordo fra gentiluomini. O, ancora, «right-hand man», che noi traduciamo in «braccio destro». Come emendamento della prima espressione, discriminatoria e offensiva nei confronti dei neri ovvero colorati, «coloured», gli Stupids suggeriscono «miserable day» (giornata deprimente). In luogo di «gentleman’s agreement», che fortemente discrimina le donne e anzi, diciamocela tutta, le taglia fuori, si suggerisce «accordo basato sulla fiducia». Infine, a «right-hand man», anch’esso tremendamente irriverente nei riguardi del gentil sesso, si dovrebbe preferire «secondo in comando». Va da sé che siamo solo alle prime battute: se «giornata nera» è finita nel mirino egli epuratori, presto seguiranno - gli Stupid sono prevedibili - «pecora nera», «scalogna nera», «umor nero», «buco nero», «vedo nero» e probabilmente anche "fumata nera", per la quale andrà bene un qualsiasi colore che non sia giallo (per via degli orientali, vulgo «musi gialli») o rosso (per via dei pellirosse, oggi «nativi americani»). Lilla, ad esempio, andrebbe bene. Anche fucsia, se è per questo. Sembrerebbe uno scherzo, una di quelle goliardate nelle quali gl’inglesi sono maestri. E invece no. Invece purtroppo no. Fa infatti sapere la South West Regional Development Agency che «termini come “pecora nera della famiglia” o “macchia nera” non hanno nessun legame con il colore della pelle, ma possono potenzialmente servire a rinforzare l’immagine negativa di tutto ciò che è nero, comprese le persone». In sostanza, a sentire il South West Regional eccetera ai fini della sensibilità e dell’orgoglio di un uomo o donna di colore risulterebbe più ingiurioso dire generalmente «ti faccio nero di botte» che non uscirsene con quella battuta, ora non ne ricordo più l’autore, sarà l’età, sull’abbronzatura.
È noto che la stupidità sia contagiosa. Peggio della febbre suina. E che non c’è vaccino che tenga. Nessuna meraviglia, quindi, che l’iniziativa britannica di epurare il linguaggio per renderlo consono ai canoni della correttezza politica stia facendo scuola e già la Francia, il Belgio (quando si tratta di bischerate, il Belgio è sempre in prima fila) e altri Paesi europei sono già al lavoro per purgare il linguaggio. Seguirà presto, non si scappa, l’Italia. Anche perché termini «che possono potenzialmente servire a rinforzare l’immagine negativa» di questo o quello a noi non mancano. Il primo, va da sé, è «sinistra», che allude a qualcosa di bieco, di minaccioso, truce: una «sinistra figura», una «sinistra apparizione». Al maschile, poi, non ne parliamo: sinistro sta per disgrazia, disastro, incidente. Tutta roba molto offensiva per chi milita, con spirito politicamente corretto, a sinistra. E alla quale si vorrà certo porre rimedio, affidando magari la faccenda ad Antonio Di Pietro, il sinistro, cioè l’uomo di sinistra, che maneggia meglio l’italiano.

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