Con il bebé per legge? Sacrosanto

Fra i disegni di legge che la Camera ha incominciato a prendere in esame mercoledì scorso, uno colpisce parecchio la nostra attenzione: «Congedo di paternità obbligatorio». Si tratta di un provvedimento che, se diventerà legge, metterà i padri davanti a un dovere «legale», non più a congedo facoltativo, oggi richiesto dal 4 per cento scarso dei neopapà. Il genitore, subito dopo la nascita del bambino, dovrà stare accanto al neo nucleo familiare per quattro giorni, senza perdere un euro di stipendio.
Le proposte di legge all’esame della commissione Lavoro di Montecitorio sono due, molto armoniche fra loro. Per prima è arrivata quella del Pd, scritta da Alessia Mosca, seguita subito da quella del Pdl, presentata da Barbara Saltamartini, che indica in questo primo passo la necessità di conseguire un obiettivo fondamentale, cioè di «passare dalle pari opportunità alle pari responsabilità. E quindi pensare non alla tutela delle donne, ma ad un sistema che consenta alla famiglia di organizzarsi». Splendida idea.
In Europa la tendenza a questa nuova concezione della paternità ha preso piede da tempo e non mancano esempi positivi: in Portogallo per esempio, dove il congedo obbligatorio dei padri è previsto dal 2002, la percentuale è salita dal 2 al 22 per cento. Una vera rivoluzione al sapor di pannolino. Certo, c’è da chiedersi se i datori di lavoro, pubblici e privati, accetteranno di buon grado questa «spesa» in più, mentre la crisi stringe un po’ ovunque i lacci delle tasche. Dobbiamo però considerare che, in un Paese con un tasso di natalità dell’1,2 per cento, come l’Italia, quei quattro giorni congedo non faranno tracollare le finanze. Anzi, giurerei che quei lavoratori, gratificati dal ruolo divenuto indispensabile - per legge e non solo per sentimento - rientreranno in ufficio con una marcia in più, a aumentare la propria produttività, come padri di famiglia e come uomini responsabili di qualcosa che non ha prezzo.
Raramente come in questo caso una proposta di legge va salutata come uno strumento per modificare l’assetto non solo tecnico, ma anche e soprattutto etico della società. Partire dalla famiglia, individuando e ben delineando doveri e responsabilità di entrambi gli individui che costruiscono il nucleo sul quale da sempre si regge la società civile pone le sue fondamenta: è un ottimo spunto per migliorare la condizione delle famiglie e soprattutto delle donne, che mai e poi mai dovrebbero sentirsi sole in giornate speciali, traumatiche e faticosissime come quelle subito successive al parto.
Inoltre, fermo restando il ruolo, prezioso e insostituibile delle mamme, affermare per legge che il padre ha il dovere di essere presente 24 ore su 24 almeno nei primi quattro giorni di vita del proprio figlio (senza fughe dell’ultimo momento magari per un lavoro lasciato a metà), è cosa molto bella, oltre che utile e saggia. Pare che il corpo abbia memoria sin dai primi momenti di vita: ricordare quattro braccia, ugualmente amorevoli, nei primi giorni in cui si viene catapultati nel mondo, non potrà che regalarci individui migliori. E chissà, dopo quei quattro giorni d’intensa vicinanza, i padri saranno più attenti alle loro preziose creature, portando per sempre il loro odore indifeso, magico e neonato nelle narici e nel cuore.

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