Bergamo si prepara all’invasione di 400mila penne nere

Bergamo è pronta all’invasione di 400mila penne nere. Ma c’è chi sostiene saranno molte di più le persone che tra il 7 e il 9 maggio parteciperanno all’83a Adunata nazionale degli alpini (Ana). Una città quadruplicata riempirà le vie tricolore e il gioioso caos è dato per scontato. Dici alpino e scatta il sorriso, il senso della patria, i canti di montagna e un buon calice di vino alla salute di chi quella penna nera l’ha indossata in tempo di guerra e oggi può sentirsi parte della storia d’Italia.
Antonio Sarti, presidente dell’associazione nazionale alpini di Bergamo, da un anno è impegnato nell’organizzazione di un evento atteso dal 1986. L’Ana orobica, con i suoi 21mila iscritti (più circa 6mila simpatizzanti) è la più numerosa d’Italia e la più operosa. Nel 2009 sono state 1521 le iniziative dei 263 gruppi e della sede sezionale con un impegno lavorativo di 260mila ore e più di un milione di euro raccolti per finalità solidaristiche. Da non dimenticare che, per anni, dal 1984 all’88, presidente nazionale dell’Ana è stato proprio un bergamasco, Leonardo Caprioli. Bergamo dunque merita d’essere per tre giorni la città degli alpini e quando l’orobico ci si mette, le cose le fa in grande. Oltre due milioni e mezzo di euro per trasformare l’adunata in un evento indimenticabile. E di certo lo sarà per i cittadini che da un po’ si stanno preparando a convivere con le penne nere sotto casa di giorno e di notte. Tre gli accampamenti ufficiali nella zona delle cliniche Gavazzeni, all’istituto scolastico Itis e nell’area del nuovo ospedale della Trucca. A questi si aggiungono 41 palestre, 4 parchi, oratori e insediamenti spontanei nei giardini e nei cortili privati. Se ne vedranno delle belle. Auto in garage, pullman gratis e pazienza da vendere. In cambio una costina alla brace è garantita.
Oltre alla questione logistica non si è trascurata quella sanitaria, un centinaio i container per i servizi igienici e a tutela della sicurezza sarà rinforzata la presenza delle forze dell’ordine, mentre le ambulanze saranno dislocate in punti strategici. Non c’è via o palazzo senza bandiere, 180mila andate esaurite in tempi record, tricolore rigorosamente made in Bergamo: tessuto e confezione realizzati da Gigino Pezzoli imprenditore della val Seriana, anch’egli alpino.
Dal 7 al 9 maggio, quindi, negozi aperti fino a mezzanotte, con deroga fino alle 2 per bar e ristoranti che hanno riempito le dispense e i magazzini per non ritrovarsi senza scorte. Le scuole resteranno chiuse il venerdì e il sabato, una pacchia per gli studenti che si uniranno alla bolgia alpina. Pane e salame per tutti, i panificatori infatti lavoreranno no stop per garantire la pagnotta fresca.
Ci sarà un gran movimento e non solo di gente. Il presidente Sarti parla di 40 milioni di euro che torneranno al commercio, ai ristoratori e agli albergatori che naturalmente non hanno una stanza libera per i giorni dell’adunata.
Tante le iniziative della tre giorni, ma il momento atteso è quello della sfilata di domenica, inizierà alle 9 e si concluderà intorno alle 21: ben dodici ore di corteo. Gli alpini bergamaschi sfileranno infatti tra le 18.30 e le 20. Si parte da piazza S. Anna, nel quartiere di Borgo Palazzo, si raggiunge il centro passando da viale Papa Giovanni, piazza Vittorio Veneto, via Verdi. Il serpentone si disperderà in piazzale Oberdan, in zona stadio. Due chilometri di orgoglio alpino. Tra le penne nere anche trecento migranti, arriveranno dall’Australia, Argentina, Brasile e dagli State.
Tra concerti, mostre e incontri resterà giusto il tempo per le abbuffate. Cittadini di Bergamo mettetevi il cuore in pace: non riconoscerete più la vostra città, ritornare a casa sarà un’impresa, ma al grido «Viva gli alpini!» il buon umore è garantito.

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