Berlusconi e Fini non fanno Casini: "Ok tra noi"

Pranzo della pace tra il premier e il presidente della Camera. Alle Regionali c'è accordo sulle prese di posizione contro l'Udc, nessuna mano tesa. Congelato a dopo marzo il provvedimento sul testamento biologico, già approvato al Senato

Dopo mesi di attriti e incomprensioni, molti dei commensali rimangono quasi sconcertati nel vedere Berlusconi e Fini andare avanti a raccontarsi barzellette tra sorrisi e pacche sulle spalle. Il segno che il disgelo è iniziato e che - almeno per il momento e probabilmente fino a dopo le Regionali di fine marzo - i duellanti hanno deposto le armi. Tanto che la ritrovata intesa non è solo personale ma anche politica. Con l’ex leader di An che non batte ciglio quando a fine pranzo si concorda la dura presa di posizione di Bondi in chiave anti-Udc e il Cavaliere che dà il via libera a una decisa frenata al disegno di legge sul testamento biologico. Convergenze anche sul fronte giustizia, con le indiscrezioni degli ultimi giorni che trovano conferma: il processo breve - che così poco piace non solo al Pd ma anche ai centristi e a Fini - finirà a bagnomaria in Parlamento a patto che l’iter del legittimo impedimento - su cui l’Udc ha dato già un segnale importante con l’astensione di mercoledì - vada avanti spedito.
Il piatto forte del pranzo tra Berlusconi e Fini è però l’alleanza con l’Udc. A tavola ci sono anche i coordinatori Bondi, Verdini e La Russa, i capigruppo Cicchitto e Gasparri, i vice Bocchino e Quagliariello e l’immancabile Gianni Letta. E quasi tutti concordano sul fatto che la linea dei centristi «è intollerabile» perché «non è possibile far politica come fosse un mercato» mettendosi a disposizione del «miglior offerente». È per questo che a fine pranzo Bondi userà toni ancora durissimi, perché quel che non gradisce lo stato maggiore riunito all’hotel de Russie è che debba essere il Pdl a dare l’impressione di rincorrere Casini. Anche perché - è il succo del ragionamento - ci sono regioni in cui è l’ex presidente della Camera ad avere bisogno del centrodestra e non il contrario. Il caso di scuola è la Campania, dove - Cosentino lo ripete da giorni - la vittoria è a portata di mano anche senza centristi. Che se andassero con il Pd non solo perderebbero buona parte dei loro dirigenti locali ma pure un’abbondante fetta di elettorato. Ed è questa una delle ragioni degli affondi di Berlusconi degli ultimi giorni, visto che - ripeteva in queste ore - non solo è «inammissibile la loro politica dei due forni» ma anche che «Pier pretenda di essere lui a dare le carte». Non è un caso che a contattare Magdi Allam per offrigli la candidatura a presidente della Basilicata siano stati direttamente i vertici del Pdl nonostante l’eurodeputato centrista - seppure da indipendente - sia sbarcato a Bruxelles con i voti dell’Udc. Per qualcuno, insomma, una sorta di prova di forza.
Il messaggio, dunque, è chiaro: deve essere Casini che chiede di sostenere i candidati del Pdl e non il contrario. E non solo dove gli fa comodo. Un segnale su cui, seppure con sfumature diverse, concordano anche i finiani tanto da dare il via libera all’ultimo affondo di Bondi. Un modo per mettere «a credito» sin d’ora i centristi, pure in quelle regioni dove gli accordi si faranno: Lazio, Campania e Calabria (Scopelliti sta già buttando giù l’intesa e nei prossimi giorni la manderà a Berlusconi per il via libera). Diverso il caso della Puglia, dove si attendono le primarie di domenica: dovesse vincere Vendola i centristi sarebbero costretti a rientrare nell’orbita Pdl. Ma a prescindere dagli accordi locali il Cavaliere continuerà sulla linea dura e anche in campagna elettorale punterà il dito contro le «alleanze di convenienza» di Casini.
Di giustizia, invece, si parla poco. Anche perché, almeno ad oggi, il cammino sembra tracciato. Con il legittimo impedimento che arriverà in aula alla Camera il 25 gennaio e che potrebbe essere approvato in via definitiva al Senato già ai primi di gennaio. In tempo per consentire a Berlusconi una campagna elettorale senza l’assillo dei processi, con la conseguenza che il processo breve finirebbe su un binario morto. A quel punto, non solo l’Udc - da sempre a favore del legittimo impedimento - ma anche il Pd potrebbero farla passare come una loro vittoria.
E a suggello di una ritrovata intesa - ieri Fini ha detto sì alla richiesta del premier di tenere il pranzo nel campo neutro dell’hotel de Russie e non a Montecitorio - c’è pure la frenata sul disegno di legge sul testamento biologico. Già approvato al Senato sulla scia del caso Englaro, il testo è ora alla Camera sostenuto dall’ala del Pdl più sensibile ai valori cattolici. Si è deciso che il testo sarà congelato almeno fino a dopo le Regionali, così da evitare che diventi terreno di scontro (vedi la Bonino nel Lazio). «Oltretevere - è la chiosa di uno dei commensali - se ne faranno una ragione».
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