Bertolaso pensa alle dimissioni: basta tritacarne

Il sottosegretario medita di lasciare: "Oggi una sola foto sul web può annullare il lavoro di mesi. Le persone passano, l’importante è che resti la Protezione civile. Anemone ha lasciato il carcere: "Sono stato infamato e lo dimostrerò"

Bertolaso pensa alle dimissioni: basta tritacarne

Roma - È una voce ricorrente, nella maggioranza, che si alimenta a dovere e con maggiore insistenza con il passare delle ore. Tanto che in serata, nella maggioranza, c’è chi assicura che Guido Bertolaso avrebbe già firmato le dimissioni. Forse non è proprio così, quantomeno nessuno ha la certezza. Ma più fonti, targate Pdl, concordano: «Magari non le ha ancora presentate, ma starebbe pensando seriamente, come ha detto in privato, di lasciare l’incarico di sottosegretario». Un ruolo strettamente collegato, è ovvio, alla guida del Dipartimento che dipende da Palazzo Chigi.

Ma qual è il motivo di questa potenziale accelerazione? Non ci sono dubbi, la risposta è univoca: «Non ne potrebbe più di tutto questo tritacarne mediatico, che invece di stopparsi potrebbe continuare a macinare, infangando la sua dignità personale».
La conferma di una decisione a sorpresa, per le vie ufficiali, non arriva. Anzi. Il portavoce del capo della Protezione civile, contattato a riguardo, si dice pronto a smontare quello che considera «un caso che non esiste». «Non mi risulta affatto, non ci sono riscontri neppure con l’attività svolta in giornata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio», aggiunge Luca Spoletini. Che invita a ragionare, ad esempio, sulla confermata presenza di Bertolaso a Udine, per partecipare alla cerimonia per i 34 anni del sisma del Friuli, e sugli impegni in calendario per domani e per i giorni successivi, che non sono stati cancellati.

Ma al di là dell’agenda, il Palazzo racconta di un passo indietro molto vicino, dovuto con molta probabilità ad un’inchiesta, quella sugli appalti del G8 della Maddalena, allargatasi sempre più, che - raccontano - l’avrebbe segnato parecchio. Nonostante l’esponente del governo, in pubblico, non abbia alcuna problema ad assicurare: «La gente sa distinguere dalle strumentalizzazioni quelli che sono i veri comportamenti genuini delle persone».

E a due giorni dalla conferenza stampa organizzata in tutta fretta a Palazzo Chigi, per illustrare passo dopo passo la sua posizione in merito all’azione giudiziaria che lo vede coinvolto (con tanto di slides, letture delle intercettazioni, resoconto dettagliato di previsioni dei costi e andamento progressivo dei lavori) Bertolaso non nasconde però la sua intenzione (futura) di lasciare l’incarico, come peraltro più volte ribadito nei mesi scorsi.

D’altronde, ripete, «gli uomini passano ma la Protezione civile, con il suo straordinario bagaglio di esperienza, resta. E questo è l’importante». Infatti, «non è un mistero per nessuno che già mesi fa dissi di volerla lasciare. Poi mi fu chiesto di rimanere, vista l’emergenza per il terremoto dell’Aquila. Ora che al Dipartimento è arrivato il mio vice, penso di poterlo fare». Futuro addio, rimarca, che «era deciso da tempo e non certo in seguito alle polemiche di queste settimane».

Tra l’altro, fa notare chi in via Ulpiano invita alla cautela, sarebbe comunque complesso arrivare a un bye bye immediato, visto il periodo minimo di affiancamento da garantire al suo vice. Ovvero, Franco Gabrielli, ex prefetto dell’Aquila, che al Consiglio dei ministri del 23 aprile scorso è stato messo «fuori ruolo», in attesa di venire «promosso». Come annunciato in precedenza, il 6 aprile, da Gianni Letta, nel giorno dell’anniversario del sisma in Abruzzo.

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